Under 16 del Don Bosco beffati, lettera a Petrucci
C’è modo e modo per reagire alle ingiustizie. Si può scegliere una silenziosa rassegnazione o dare sfogo alla rabbia. Per raccontare la profonda amarezza provata dai suoi giocatori dell’Under 16 del Don Bosco il coach Gabriele Gilleri ha scelto la via più diretta ed efficace: quella delle emozioni.
Sull’edizione di ieri abbiamo raccontato la vicenda dei giovani salesiani che nonostante abbiano conquistato sul campo il terzo posto all’Interzona che dà diritto agli spareggi per le finali nazionali sono stati beffati a tavolino in seguito a ricorsi e controricorsi che hanno portato alla qualificazione di un team (Brescia) che aveva vinto una partita schierando un giocatore squalificato e al conseguente declassamento del Don Bosco al quarto posto, fuori dagli spareggi.
Gilleri si è fatto portavoce della delusione e dello stato d’animo dei suoi ragazzi e ha scritto una lettera al presidente della Federazione Pallacanestro Gianni Petrucci. Nella lettera coach “Gil” chiede a Petrucci come reagirebbe se fosse al suo posto e scoprisse improvvisamente di essere stato spodestato dal «settore giovanile di una squadra di serie A grazie a una sentenza sui generis». «Conoscendola - scrive Gilleri rivolto al presidente federale - penserebbe che si tratta di uno scherzo o di un brutto sogno: questa non può essere la nostra Federazione, non può essere il nostro sport. Chi le scrive è in primis un ammalato in senso positivo di pallacanestro che da quasi 30 anni non vuole disinnamorarsi di questo sport».
Prosegue Gilleri: «Ciò che mi è accaduto come istruttore ed esempio per i più giovani, i tesserati di Salesiani Don Bosco Trieste mi pone in forte contrasto con i valori ai quali anche grazie alla pallacanestro ho cercato di impostare la mia vita e l’insegnamento verso i più giovani di questi stessi valori».
Dopo aver ricostruito la vicenda, Gilleri chiede «Come posso tornare in palestra a spiegare ai ragazzi? Diventa veramente poco credibile il lavoro svolto in questi anni ai loro occhi, dura fatica dentro e fuori dal campo ad insegnare il senso di sacrificio, di abnegazione e il cercare di impartire la cultura del lavoro quotidiano per raggiungere i propri obiettivi evitando sempre qualsiasi tipo di scorciatoia o furbizia per arrivare al traguardo». Il tecnico salesiano ricorda l’impegno per ragazzi che «devono diventare uomini, leali e solidali. Come posso pensare di dire loro nuovamente le stesse cose, stante il fatto che chi ha fatto la voce grossa e con le spalle larghe, consapevole di essere in difetto e sostanzialmente contrario a qualsiasi etica sportiva, ha avuto la meglio?» —
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