Unione 2012 al capolinea Pontrelli: «Voglio lasciare»

TRIESTE. Sul Rocco cala un silenzio spettrale. Anzi probabilmente cala il sipario. Oltre alla cornice che manca da tempo non c’è più neanche un simulacro di squadra. I giocatori che venerdì avevano comunicato urbi et orbi il loro divorzio dalla proprietà ma la loro fedeltà alla maglia (il verde fluo è una triste provocazione e un messaggio sinistro) si sono sciolti nella prima mezz’ora davanti a un Montebelluna bravo e meritevole a dispetto dei sette under. Se non è game over, certamente l’Unione 2012 è in tilt. Il silenzio viene in soccorso di fronte a una prestazione tecnico-tattica tanto desolante da entrare di diritto nella storia breve dell’Unione. Perché la storia dell’Alabarda, quella che si misura in decenni, è un’altra cosa. La squadra ieri ha messo l’ultimo ingrediente a una maionese impazzita. Il silenzio viene spezzato invece a fine partita da un fiume di parole di Pontrelli. In questa vicenda nata poco più di un anno fa ci ha messo del suo, ed è il primo responsabile, ma non è l’unico protagonista in negativo della storia. «Lascio a voi giudicare quello che avete visto in campo. Del resto questa non è la mia squadra». E di chi è? «C’è stato un direttore sportivo (Pinzin ndr) che ha lavorato bene...Non mi sembra che oggi abbiano dimostrato di aver a cuore la maglia nè il loro mestiere» dice il presidente. Le rivendicazioni sono legittime quando non si prendono denari e ci sono i disagi denunciati. Era successo anche all’Unione di Godeas e Rossitto ma in campo non si era visto nulla di quanto visto ieri. «Avevo detto ai giocatori che sto facendo di tutto per vendere e dare loro tranquillità - continua Pontrelli - ma evidentemente non hanno capito. Io non tiro più fuori un euro. Hanno detto che vogliono autogestirsi. Possono farlo...». L’atmosfera è da 8 settembre. «Continuerò a mandare in campo una squadra ma io spero di andarmene al più presto. La città mi ha fatto la guerra e io non posso e non voglio combattere contro tutto e tutti. Ho fatto errori e chiedo scusa. Ma alcune persone con le quali ho condiviso un percorso hanno fatto il doppio e il triplo gioco, le istituzioni non ci hanno agevolato nonostante io e Pangrazio un anno fa avessimo salvato la società dal fallimento. - dice il presidente - Ribadisco che sono pronto a vendere anche adesso ma non ho ricevuto proposte concrete e soprattutto con la solidità necessaria per portare avanti la società senza che io, magari tra sei mesi, mi ritrovi di nuovo degli impicci. D’Ambrosio nel mondo del calcio sanno tutti chi è, Zanmarchi sta con il gruppo sloveno-croato che al momento del dunque non ha depositato un acconto di ventimila euro all’avvocato indicato». A questo punto non ci sono vie d’uscita se non affidarsi al Tribunale. «Primo: invito tutti questi potenziali acquirenti a un incontro pubblico - continua -, se forniscono garanzie firmo subito la cessione. Ormai sono disposto a rinunciare anche alla buonuscita». Questa è una notizia. Pontrelli, a meno di smentite, toglie dal tavolo una partita che pesa almeno per un 35% sull’importo complessivo. Ma c’è dell’altro perché i gruppi interessati (stando ai si dice) all’Unione fioccano. «Qui sopra nella nostra sede ci sono i tecnici di un gruppo solido di Roma. La trattativa è ben avviata ma non ho la certezza che vada in porto. A me interessa il futuro della Triestina. Non posso dire che stia facendo altrettanto la classe politica di questa città. Il pressing sullo stadio è incomprensibile. L’affitto è pagato fino a dicembre, gli arretrati fino al 30 settembre cadono nel concordato, quelli successivi li paghiamo».
Ma se non riuscisse a vendere l’Unione? «Allora dovremmo fare un altro programma ma guardando in faccia la città, i tifosi, le istituzioni. Non ha senso tirare fuori altri soldi e continuare a essere in guerra» chiude Pontrelli. La sensazione è che senza una nuova proprietà (e con il concordato che vada a buon fine) si andrà diritto nel tunnel del fallimento. L’eventuale concessione dell’esercizio provvisorio appare al momento (senza risorse nè patrimonio societario) difficilmente praticabile.
Nelle ultime settimane ci sarebbero stati abboccamenti con diversi gruppi: quello patrocinato da Fioretti, i croati (che secondo il presidente hanno contatti con Pinzin e Zanmarchi), D’Ambrosio, un imprenditore veneto e poi ci sarebbe l’interesse di Mauro Milanese (con Genna ed altri). Da oggi Pontrelli avverte che ci sono anche i romani. Ma perché nessuno manifesta pubblicamente questo interesse? Sarebbe un gesto che la città e la tifoseria apprezzerebbero. Un gesto che consentirebbe non solo di capire se Pontrelli bluffa sulla vendita ma soprattutto sarebbe un tentativo per evitare l’onta del terzo fallimento. Perché in gioco c’è l’esistenza del calcio di un certo livello a Trieste. Di fronte a questa prospettiva il 2-4 contro il Montebelluna è una quisquilia.
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