Vallon primo paracanoista Fvg «Lo sport mi ha fatto rinascere»
TRIESTE
Lo sport può rappresentare la primavera della propria vita. La storia di Francesco Vallon lo conferma. Quattro anni fa sul posto di lavoro l’allora 22enne triestino viene investito da un carrello elevatore in cantierie a Monfalcone. La corsa all’ospedale di Udine nel Centro specializzato di chirurgia spinale. La lunga riabilitazione. Oggi, Francesco è il primo atleta di paracanoa in Fvg, tra i più motivati di tutta Italia.
«Quell’incidente ha cambiato la mia esistenza. Mi ha fatto crescere più del dovuto e mi ha fatto conoscere la crudeltà della vita», ammette Franz.
Vallon, cos’è successo dopo l’incidente?
Ho iniziato la “rieducazione”. Anni non facili: probabilmente un processo che non finirà mai. La grandezza e la drasticità di questi eventi ti obbligano a rivalutarti come persona, ti portano a dover ricominciare una vita con altri presupposti. Un percorso lungo e difficile: ci sto lavorando.
Quali sport e attività praticava prima dell’incidente?
Nella mia infanzia il calcio, in varie società di Trieste, poi ho scelto l’attività scoutistica a 8 anni. Esperienza che mi ha fatto crescere e che porto ancora avanti come capo scout.
E dopo?
Uscito dall’ospedale ho praticato per poco tempo il basket in carrozzina, che mi ha permesso di incontrare tante persone con diverse disabilità.
Cosa l’ha attratta della canoa?
La canoa è una disciplina che mi ha sempre affascinato, all’aria aperta, a stretto contatto con la natura. Da quando ho capito che poteva essere un’occasione di riscatto mi son sempre dedicato a questo sport.
Quali le difficoltà incontrate?
La nostra regione è un po’ indietro per quanto riguarda la conoscenza e la messa in pratica di questo sport per persone con disabilità. Nel settembre del 2019 ho conosciuto Alessio Armillotta, oggi mio amico e tecnico del Skc Monfalcone, che assieme al precedente presidente Giorgio Guadagnini e all’attuale Tullio de Corti hanno formato un team che mi segue negli allenamenti e nella preparazione tecnica. La nostra avventura è iniziata come un “gioco”. Abbiamo iniziato a capire come potevo entrare e uscire dalla barca, a fare piccoli “giri turistici” con barche molto stabili, a modificare artigianalmente la canoa per venire incontro alle mie esigenze. Poi abbiamo iniziato ad informarci seriamente sulla paracanoa agonistica. Ad oggi, grazie ad una barca adeguata, il K1 da paracanoa, in collaborazione col dt della nazionale, stiamo lavorando costantemente sulla tecnica, sulla preparazione atletica, fissandoci piccoli obbiettivi.
Com’è essere il primo paracanoista in regione?
Posso orgogliosamente dire che siamo tra i pionieri. Le cose da imparare sono tante. Questo è uno sport che segue molto le esigenze dell’atleta, i percorsi sono diversi e complicati: sta nei tecnici capire le problematiche che può riscontrare l’atleta.
Dopo il Campionato regionale a San Giorgio, subito quello Italiano sull’Arno.
La maratona a Firenze è andata molto bene, mi ero prefissato di stare sotto i 45 minuti, anche se l’ansia di competere con campioni olimpici mi agitava. Il bronzo è stato un grandissimo incoraggiamento per me, ma anche per tutte le persone che mi seguono.
Quali i pensieri mentre pagaiava per quei 7450 metri?
Per 44 minuti e 48 secondi, ho pensato semplicemente a fare una bella figura e a dare il massimo.
Quali i prossimi obiettivi?
I miei obiettivi sono a corto raggio, piccoli passi ma costanti. Sabato a Milano ci sono le gare nazionali di fondo: io ci sarò.
E nella vita?
Continuare a ricercare una stabilità fisica e mentale, le persone che ho attorno, lo sport e la canoa mi aiuteranno molto in questo cammino.
Alex Zanardi è un esempio?
Ho letto i suoi libri, e sicuramente l’ho preso sempre come esempio, sia come uomo che come atleta. Tuttavia negli anni ho avuto la fortuna di incontrare diverse persone con disabilità, che seppure non così note, mi hanno trasmesso coraggio e voglia di mettermi in gioco. Zanardi resterà sempre un’icona, un esempio del connubio tra sport e disabilità. —
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