Van Aert senza rivali doma il Ventoux Pogacar resta maglia gialla
PARIGI
Gli altri che sprintavano con lui, ieri hanno faticato per non arrivare fuori tempo massimo. Tre volte campione del mondo di ciclocross, vincitore di cronometro, di volate di gruppo e specialista delle classiche di primavera, Wout van Aert doma il Mont Ventoux e si consacra ciclista totale.
Belga, come Eddy Merckx che qui trionfò nel 1970, con i colori del suo Paese sulla maglia a brillare in mezzo all’arsura e alle pietre della Provenza, è stato protagonista inatteso dell’undicesima tappa del Tour de France, andandosi a prendere il traguardo a Malaucène, ai piedi del monte calvo, per la prima volta scalato nella stessa frazione da due versanti.
Il «Monte calvo» non ha fatto sconti, lasciando indietro presto, alla prima ascesa, gente di classifica come Gaudu, mandando in affanno il vincitore di Tignes, O’Connor, partito secondo e finito fuori dal podio, frenando le ambizioni di giornata del campione del mondo Alaphilippe, scattato al decimo chilometro ma poi rimbalzato dalla strada e mostrando, una novità, il lato umano della maglia gialla Pogacar. L’ambiente lunare degli ultimi chilometri di salita ha riportato sulla terra il fenomeno sloveno. Alla fine ha ripreso in discesa il giovane danese Vingegaard, compagno di squadra di van Aert all’attacco verso la fine della seconda salita. Insieme a Pogacar, a 1’37” «dal vincitore, sono arrivati il colombiano Uran e l’ecuadoriano Richard Carapaz, che ha «messo alla frusta» la sua Ineos: non è riuscito a fare la differenza, ma ha raggiunto l’obiettivo di staccare O’Connor. Ora è quarto, dietro Uran e Vingegaard. —
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