«Vi racconto le mie 50 Barcolane»

Aneddoti, disavventure e trionfi di Diego Paoletti, nel 1969 su Andromeda «Nel 1987 vinsi con Blue Eyed ma fui squalificato perchè avevo uno sponsor» 



Pochi possono vantare la partecipazione a tutte le edizioni della Barcolana, tra questi “privilegiati” c’è Diego Paoletti. Lui, appena concluso il servizio militare sulla Vespucci, era presente nell’ottobre 1969 su Andromeda, una scialuppa “corretta” dal mitico Carlo Sciarrelli, quando il presidente Giuseppe – detto Pino – Tromba sventolò un asciugamano rosso dal molo di Barcola per segnalare la partenza di quella che all’epoca era la coppa S. Osvaldo, dal nome della cantina che offriva il rinfresco e della quale il presidente era rappresentante. Le boe erano state prestate dalla Società Triestina della Vela e la data della seconda domenica di ottobre era stata scelta perché tutti i weekend precedenti erano già impegnati con altre manifestazioni, organizzate da circoli costituiti da più tempo. La Società Velica di Barcola (Grignano si sarebbe aggiunta dopo) era appena nata e non poteva ambire a occupare gli spazi “nobili” di settembre.

Com’erano le prime Barcolane?

«Per ciascuna ci sarebbe un aneddoto da raccontare. Nel 1971 per esempio c’era talmente poco vento che le barche si muovevano solo grazie alla corrente. “Carla” di Giovanni Sigovich vinse perché riuscì a tagliare il traguardo con la poppa. Io ero subito dietro e vedevo bene la faccia di Sigovich con la “rigola” sotto il braccio che mi guardava ridendo»

Negli anni Ottanta arrivano i numeri e giunge anche la tua prima vittoria

«Nel 1985 abbiamo vinto facile perché eravamo “solo” in settecento. Ero al timone del Blue Eyed Princess di Bardelli, il cui nome era dedicato ai bellissimi occhi della moglie Cristina Nonino»

E sarà proprio il marchio Nonino che vi giocherà un brutto scherzo due anni dopo

«Nel 1987 sempre con il Blue Eyed abbiamo tagliato per primi il traguardo, ma un giudice puntiglioso notò il marchio dello sponsor, la grappa Nonino, e ci squalificò a favore del Moro di Venezia di Ferruzzi, timonato da un giovane e ancora sconosciuto Paul Cayard (diventato poi un assiduo frequentatore della regata ndr.). Ironia della sorte l’anno successivo la Federazione Italiana Vela ammise gli sponsor alle regate»

Che ricordi hai delle edizioni degli anni Novanta?

«Per me sono gli anni del Grace e del G.Race di Paussa, quest’ultima un bellissimo One Ton disegnato da Starkel con il quale vincemmo un titolo nazionale a Cala Galera. Sono gli anni nei quali ho visto passare a bordo tanti ragazzi, non solo triestini: mio figlio Michele, Lorenzo Bressani, i fratelli Gesi, Federica Salvà, Piero Boldrini, Mitja Gialuz e Alessandro Bonifacio»

L’inizio del nuovo millennio segna per Barcolana uno spartiacque: da regata solo in mare a grande evento in città

«Secondo me l’evoluzione è stata lenta, ma costante e Barcolana è progredita di pari passo con la tecnologia nautica. All’inizio si stava cinque ore per completare il percorso, oggi i primi lo completano in un’ora. E il miglio nautico è sempre rimasto invariato»

Questa Barcolana 50 come sarà?

«Per me la barca è sempre stata una passione, che poi si è evoluta in professione (Diego è velaio alla Eurosail, n.d.r.). Preferisco fare una bella regata, invece di vincerla. Per questo ho scelto di essere al timone della passera Barcolana 50: sarà per noi una regata classica, ma con l’agonismo di affrontare l’imbattibile Nibbio dell’amico Piero Barcia. Avremo comunque modo di testarci già prima di Barcolana in un match race cavalleresco organizzato per venerdì sera davanti a Piazza Unità. Se gli altri fanno secondi hanno fatto il loro, noi dobbiamo vincere. La posta è alta ma solo per noi!» —





Riproduzione riservata © Il Piccolo