Caso Alina, emersi nell’inchiesta 175 episodi di detenzione illegale

Come in altre situazioni analoghe, il funzionario dell’ufficio immigrazione della questura Carlo Baffi sulla relazione di servizio della straniera che si è suicidata aveva scritto la parola “espellere”
Lasorte Trieste 16/04/12 - Opicina, Commissariato di Polizia
Lasorte Trieste 16/04/12 - Opicina, Commissariato di Polizia

«Espellere». Per 175 volte. Per 175 persone straniere prese e detenute nel Commissariato di Opicina.

Compare la parola «Espellere» sulla relazione di servizio relativa ad Alina Bonar Dachuk, la donna ucraina che nel mese di aprile del 2012 si è suicidata nel Commissariato di Opicina, terrorizzata di dover tornare nel suo Paese. A scrivere di proprio pugno “Espellere”, come emerge nel poderoso avviso di conclusione delle indagini preliminari del pm Massimo De Bortoli - preludio della richiesta di rinvio a giudizio, è stato Carlo Baffi, ex funzionario responsabile dell’Ufficio stranieri della Questura. È accusato di sequestro di persona con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso dei poteri e dei doveri inerenti il suo pubblico servizio.

I primi accertamenti sulla tragica vicenda avevano detto che la donna ucraina non doveva essere trattenuta in custodia dalla Polizia. Alina Bonar Diachuk era tornata in libertà il 14 aprile del 2012 dopo aver patteggiato per un’accusa di favoreggiamento all'immigrazione. Avrebbe dovuto essere trasferita subito nel Centro di identificazione ed espulsione di Bologna. E invece, dopo la scarcerazione, era stata prelevata da una pattuglia della Polizia e portata nel Commissariato di Opicina. Lì due giorni dopo è stata trovata morta.

Assieme a Baffi sono accusati dal pm De Bortoli il suo vice Vincenzo Panasiti, 57 anni, e altri quattro poliziotti. Si tratta di Alessandro De Antoni, 48 anni; Cristiano Resmini, 44 anni; Alberto Strambaci, 47 anni e Fabrizio Maniago, 45 anni, noto per essere anche impegnato come segretario provinciale generale del Siulp. Sono difesi dagli avvocati Paolo Pacileo, Giorgio Borean, Alberto Boscadin e Davor Blaskovic. Tutti, all’epoca dei fatti, erano in forza all’Ufficio stranieri diretto da Carlo Baffi.

Anche a loro il pm De Bortoli contesta a vario titolo l’accusa di sequestro di persona. In alcuni casi anche l’accusa di falso relativa alle modalità della detenzione nel Commissariato di Opicina.

Nel provvedimento il pm si riferisce anche a ben 175 casi di cittadini stranieri privati di volta in volta della libertà personale, “arrestati” senza colpa. Si tratta - senza considerare ovviamente la tragica vicenda di Alina Bonar Diachuk - di 175 “fermi” illegali e illegittimi avvenuti in attesa dell’espulsione. Riferiti a persone scarcerate dal Coroneo o fermate per strada dalle pattuglie e poi trattenute nel Commissariato di Opicina in attesa dell’espulsione dal territorio nazionale.

I primi 49 fascicoli erano stati acquisiti un mese dopo il suicidio della giovane donna ucraina. Dall'esame dei fascicoli era fin da subito emerso che le detenzioni illegali avevano riguardato decine e decine di stranieri. Extracomunitari ma anche europei che, anche per quattro giorni consecutivi in alcuni casi, erano stati reclusi senza alcun provvedimento, né amministrativo, né penale all'interno della cosiddetta stanza di controllo del Commissariato di Opicina. Poi erano stati sequestrati anche gli altri fascicoli, l’ultimo relativo a una ballerina ungherese del Mexico fermata a mezzanotte del 24 febbraio 2012 in via Trenta Ottobre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo