Veglia, nel cortile di casa i resti dell’antica chiesa

Scavi archeologici, riemersa l’abside del tempio di San Lorenzo: citato in un testo del Duecento ma di costruzione precedente, se ne era persa traccia da due secoli
Di Andrea Marsanich

VEGLIA. Grazie a scavi eseguiti a ritmo parecchio intenso, e che durano ormai da un mese, a Veglia città sono stati riportati alla luce i resti della chiesa di San Lorenzo, di cui si era persa ogni traccia agli inizi del XIX secolo. Questo importante sito archeologico si trova nel nucleo storico del capoluogo isolano (a Veglia è attiva una Comunità degli italiani), nel cortile di casa Šinigoj, tra le sedi del tribunale comunale, del palazzo municipale e della posta centrale. Non si tratta di un tempio qualsiasi, bensí di una chiesa di superficie molto estesa e citata per la prima volta nel 1271, consacrata a quello che all’epoca era il patrono di Veglia città sostituito qualche tempo dopo da San Quirino, attuale protettore del capoluogo, l’antica Curicta.

I lavori di scavo vengono eseguiti dagli archeologi della ditta Arheo Kvarner di Verbenico (Vrbnik), che – in ambito vegliota e quarnerino – possono dire di avere trovato un autentico tesoro. «Siamo molto soddisfatti di come stiano andando le cose – parole del responsabile del cantiere, l’archeologo Matija Makarun – grazie ai finanziamenti da parte del ministero croato della Cultura, del Comune e della diocesi di Veglia abbiamo dapprima sondato il terreno, la qual cosa ci ha permesso di capire che nel sottosuolo avevamo qualcosa di importante. Questo tempio dimenticato era davvero grande, lungo circa 25 metri e largo 10, con l’abside riaffiorata nel cortile di un’abitazione privata, i Šinigoj appunto».

Makarun ha poi rilevato che nell’ambito del tempio sono state scoperte anche diverse tombe contenenti i resti di religiosi e cittadini di Veglia vissuti due e più secoli fa. Gli archeologi sperano inoltre di scoprire quanto resta dell’abbazia benedettina che un tempo era praticamente attaccata alla chiesa di San Lorenzo, che era a tre navate. Se la prima traccia scritta è datata 1271 e riguardava un testamento, probabilmente però la chiesa era stata costruita molto tempo prima. Si sa che già nel XVI secolo si trovava in condizioni fatiscenti, il che nel 1565 aveva costretto il vescovo vegliota Pietro Bembo a vietare di celebrarvi messe. L’ultima volta venne nominata nel 1803, mentre a metà di quel secolo l’area fu venduta e di quel tempio non rimase più nulla. Non almeno sopra la superficie. Alcune colonne della chiesa sono presenti oggi in piazza Kamplin (al tempo della Serenissima era chiamata Al Bersaglio), dirimpetto al Castello dei Francopani o Frangipane. San Lorenzo, per circa mille anni patrono di Veglia e di tutta l’isola, viene venerato ancora oggi dai bodoli (i veglioti,nda), specie durante la tre giorni di celebrazioni, dall 8 al 10 agosto.

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