Omaggio di Missoni agli “Italiani di Dalmazia”

«L’ho trovata una presentazione straordinaria. Leggerò senz’altro il libro. Lo dico pur senza conoscere l’autore». Claudio Magris, presente tra il pubblico nella sala conferenze del museo dell’Irci, plaude alla relazione del professor Luciano Monzali che ieri ha illustrato in anteprima il suo nuovo, monumentale lavoro: “Gli italiani di Dalmazia e le relazioni italo-jugoslave nel Novecento”. Un volume appena pubblicato da Marsilio grazie anche all’impegno della Società dalmata di Storia patria di Venezia. Sul palco dei relatori anche il nuovo presidente dell’Irci Franco Degrassi e il presidente della Società Franco Luxardo. «È un volume che abbiamo molto voluto - dice quest’ultimo -. Ha richiesto quattro anni di lavoro da parte di Monzali, e racchiude il corso ventennale dei suoi studi». Sulla copertina del libro campeggia un disegno di Ottavio Missoni, le onde dell’Adriatico, che la famiglia del maestro ha voluto donare alla società in occasione della pubblicazione. Non a caso tra il pubblico, oltre a storici triestini come Raoul Pupo e Fulvio Salimbeni, c’era anche Rosita Missoni. Dichiara Degrassi: «Sono molto soddisfatto dell’esito. Il pubblico era di alta qualità. Credo che l’illustrazione e il dibattito successivo abbiano portato un contributo alla conoscenza di questo mondo». Il presidente si rallegra per il fatto che la prima presentazione si sia svolta proprio in via Torino: «La Società dalmata di storia patria è un nostro socio, ma ci fa molto piacere che abbia scelto il museo di Trieste per presentare in prima nazionale il suo volume. Le società sono tutte private con i propri fini, ma noi abbiamo una funzione pubblicistica, che si fonda sul diffondere e studiare la cultura e lo spirito delle genti di queste terre. E siamo contenti che venga riconosciuta». Obiettivo dell’Irci è anche «diffondere la conoscenza presso le nuove generazioni e far conoscere l’apporto dato da queste terre alla cultura italiana in generale. Pensando a Istria, Fiume e Dalmazia si parla quasi sempre solo di irredentismo: non c’è solo quello». Monzali riassume così il senso del suo libro: «L’idea è sintetizzare in un’opera complessiva quanto la storiografia italiana ha prodotto sull’italianità adriatica, in particolare dalmata, e sui rapporti con il mondo jugoslavo. Il libro è un po’ limitativo, in realtà a partire dalla Seconda guerra mondiale racconta tutte le vicende dell’esodo giuliano-dalmata. Nella mia interpretazione la catastrofe ha creato e identificato l’identità giuliano dalmata». (g.tom.)
Riproduzione riservata © Il Piccolo








