Amianto, neonati morti, appalti i processi che rischiano di saltare

La carenza di giudici se non verrà risolta rischia di bloccare procedimenti delicati che riguardano anche il decesso di decine e decine di persone. Ma nonostante l’allarme lanciato nessuno interviene
Di Roberto Covaz

Ci sono alcuni snodi chiave per capire quale sarà il futuro del Tribunale di Gorizia che sotto l’albero di Natale si è ritrovato la sorpresa - fino a un certo punto - della drammatica carenza di giudici. La prima data è quella di martedì 12 gennaio quando è prevista la prima udienza del terzo maxi-processo amianto. Sono 44 le parti offese (quasi tutti ex operai del cantiere di Monfalcone deceduti) e più di una dozzina gli imputati di omicidio e lesioni colpose. Terzo processo e terzo giudice in circa tre anni: Trotta, Russo e Clocchiatti. Ma quest’ultima è in maternità e bisogna trovare un sostituto. Improbabile sia l’unico giudice togato rimasto dell’orginale team del penale, Bonasia. Anch’essa sarà in maternità nei prossimi mesi. Dunque, probabile rinvio della prima udienza.

Il procuratore capo Lia ha già avvertito: «Capisco la necessità di un rinvio tecnico di uno o due mesi. Non sarebbe accettabile un rinvio più lungo vista la valenza sociale del procedimento».

Questo processo non comincerà prima di martedì 16 febbraio quando è prevista la terza udienza preliminare del quarto procedimento-amianto.

Tra ricusazioni e partenze anche la sezione gip è mal messa. L’obiettivo era quello di accorpare il terzo e quarto processo amianto. Significava anche contenere i costi di consulenti e le altre spese del processo.

Un Tribunale che non funziona non significa solo non poter assicurare giustizia. Alcune indagini della Procura sono molto onerose e richiedono un vasto spiegamento di elementi della polizia giudiziaria.

Un esempio eloquente è il processo per gli appalti truccati. Un’indagine che ha interessato non solo il territorio isontino ma tutto la regione e il Veneto. Sono state effettuate 220mila intercettazioni telefoniche; una parte è stata trascritta e nelle ultima udienze è stata sviscerata in aula. In questo caso la competenza è del giuduce collegiale, ma sono già cambiati due dei tre giudici di partenza e anche il terzo se ne andrà prima della conclusione. Prossima udienza giovedì 11 febbraio, ma serviranno almeno altre 10 prima di concludere il processo. Con il rischio che a ogni cambio di giudice si debba ricominciare da capo.

Il presidente del Tribunale Giovanni Sansone ha tamponato la falla dirottando al penale un giudice del civile. Ma il civile non è giusitizia di serie B, anzi. Significa lavoro, debiti, crediti, famiglia. Sguarnirlo significherebbe affossare ancora di più il Tribunale.

Ci sono altri processi molto delicati in piedi. Quello per accertare la responsabilità della morte di un neonato la cui mamma fu consigliata di trasferirsi con mezzi propri dall’ospedale di Gorizia a quello di Padova, quello di un bimbo nato morto all’ospedale di Monfalcone, quello per il malore mortale accusato da un giocatore basket al PalaBigot.

Non sono processi banali. Il circondario del Tribunale di Gorizia, come ripete spesso Sansone, insiste su un territorio piccolo ma complesso. Solo l’universo-cantiere di Monfalcone produce indagini a non finire. Benché tutti i processi vanno considerati con la stessa dignità.

Ma davanti al baratro che si sta schiudendo per il Tribunale la politica conferma la sua latitanza. L’appello lanciato dal presidente dell’Ordine degli avvocati Gaggioli è rimasto lettera morta. I parlamentari isontini Brandolin, Maran e Fasiolo sono concentrati su altre tematiche. Solo Fasiolo di tanto in tanto ha prestato attenzione su questi temi. Brandolin invece del Tribunale si è occupato solo la scorsa estate per criticare l’operato dei magistrati rei di aver indagato su Fincantieri. Assessori e consiglieri regionali di governo e di opposizione tacciono, tace la presidente. Per loro il Tribunale di Gorizia non è un problema. Pronta la scusa: “non è di nostra competenza”.

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