Barbana tempio dell’esodo ricorda il marinaio Bullesi

In 300 al Giubileo della Misericordia con le associazioni istriane, fiumane e dalmate Il frate superiore: «Lontano dalla loro terra, ma rimane il richiamo di fede e storia»
Di Antonio Boemo
Bonaventura Monfalcone-25.04.2016 Giubileo degli esuli dalmati, fiumani e istriani-Barbana-Grado-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-25.04.2016 Giubileo degli esuli dalmati, fiumani e istriani-Barbana-Grado-foto di Katia Bonaventura

GRADO. Hanno oltrepassato in 300 la Porta Santa. Sono gli esuli istriani, fiumani e dalmati ritrovatisi ieri all’isola di Barbana per il loro Giubileo della Misericordia. E l’hanno fatto in una giornata particolare e speciale, quella durante la quale si ricorda il Transito del Venerabile Egidio Bullesi i cui resti sono conservati in un’urna nella cappella dell’apparizione. Il marinaio Bullesi - nativo di Pola, ma nella sua breve vita lavorò anche ai cantieri di Monfalcone - morì a soli 23 anni proprio il 25 aprile del 1929. La Madonna di Barbana ha così accolto i fedeli pellegrini in una giornata frizzantina come temperatura ma splendida: un viaggio in motoscafo verso Barbana con il sole e all’orizzonte i monti imbiancati, assieme alla ricchezza della fauna. «Oggi abbiamo chiamato a raccolta - ha affermato il padre superiore dei frati di Barbana, fra Stefano Gallinaro - i conterranei di Egidio Bullesi che la storia ha portato lontano dalla loro patria, ma sentono sempre il richiamo della fede dei padri e il bisogno anche di affidare le loro persone e famiglie e la storia loro difficile alla misericordia del Signore». Ed è stata una testimonianza di grande fede poiché a Barbana gli esuli sono convenuti davvero da tutt’Italia. Qualcuno anche dall'estero. C’era anche il presidente, con i familiari, degli esuli in Sudafrica, Nicolò Giuricich originario di Lussino. Non ha voluto mancare alla cerimonia nemmeno Carmen Ursini di Pola che ieri ha compiuto 90 anni, mamma della giornalista di Avvenire Lucia Bellaspiga che ha tenuto una applaudita orazione incentrata sulle «sfumature di dolore» degli esuli a settant’anni di distanza dal tragico esodo del dopoguerra. Bellaspiga, sposato con un trentino che di nome fa Pola, ha anche ricordato come quando è termina la seconda guerra mondiale in realtà in Istria, Fiume e Dalmazia la guerra è proseguita.

La solenne celebrazione religiosa presieduta dal vescovo Oscar Rizzato del Vaticano, già elemosiniere pontificio e stretto collaboratore di Papa Giovanni Paolo II, è stata accompagnata dalla corale dell’Associazione delle Comunità Istriane di Trieste diretta da David Di Paoli Paulovich. Tutte le associazioni invitate hanno risposto all’appello anche con i loro labari: l’Associazione Nazionale Venezia Giulia Dalmazia con il vice presidente nazionale Rodolfo Ziberna, l’Associazione delle Comunità istriane in Italia Manuele Braico, l’Unione degli Istriani Libera Provincia dell'Istria in esilio, i Liberi Comuni in esilio di Pola, Fiume, Zara, la Lega Nazionale di Trieste, Gorizia, Dalmazia, i Giuliani nel mondo (presente anche il vice presidente Franco Miniussi di Ronchi), l’Irci, il Circolo di cultura istroveneta Istria di Trieste, l’Associazione coordinamento Adriatico con il presidente Davide Rossi. Presente inoltre Antonio Ballarin, presidente della Federazione nazionale delle associazioni degli esuli con sede a Roma. Inoltre Maurizio Tremul presidente dell’Unione degli italiani di Slovenia e Croazia, il commissario straordinario al Comune di Grado, Claudio Kovatsch e i consigliere regionali Diego Moretti e Roberto Dipiazza. Presenti pure i marinai in congedo dell’Anmi di Grado. La cerimonia si è conclusa con le preghiere e l’omaggio, davanti alla cappella dell’apparizione, del Venerabile Egidio Bullesi che è in attesa di beatificazione.

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