Strage di cinghiali sulla linea ferroviaria Mossa-San Lorenzo

GORIZIA BDiciotto cinghiali travolti dal treno lungo la linea ferroviaria Udine-Trieste, nel tratto Mossa-San Lorenzo Isontino: tredici in un’occasione, cinque in un’altra.
I fatti risalgono già a qualche settimana fa ma sono emersi pubblicamente soltanto oggi. Conferme arrivano sia dai carabinieri di San Lorenzo Isontino, sia dal Comune di Mossa, sia da un agricoltore che è stato il primo a lanciare l’allarme perché vedeva volteggiare nel cielo dei corvi e ha intuito che potesse essere successo qualcosa di tragico.
«Nel passato era già successo che i cinghiali venissero travolti mortalmente dai treni ma non era mai capitato che fosse interessato un così alto numero di capi in un colpo solo - spiega il vicesindaco di Mossa, Edi Kocina -. Molto probabilmente si è mosso il capobranco, ha raggiunto le rotaie e gli altri cinghiali (più piccoli) l’hanno seguito. È arrivato il treno e li ha travolti». Pare, ma non è stato possibile appurarlo, che il convoglio non si sia fermato. Forse l’incidente è successo di notte.
I carabinieri, chiamati dall’agricoltore, hanno trovato davanti a loro uno scenario agghiacciante. «Confermo - sottolinea l’agricoltore di Mossa -. Ad un certo punto, ho visto volteggiare nel cielo diversi corvi. Mi sono chiesto cosa potesse essere successo. Ho dato l’allarme e si è scoperto che un numero molto alto di cinghiali era finito sotto il treno. A dire la verità, a me sembra che il numero di 18 complessivi sia addirittura sottostimato. Probabilmente, erano di più».
La vicenda preoccupa non poco il Comune di Mossa che, in tempi non sospetti, lanciò un Sos forte e chiaro coinvolgendo Reti ferroviarie italiane (Rfi). Capitava e continua a capitare che animali selvatici finissero sui binari, mettendo a rischio anche la sicurezza dei convogli. «È necessario che venga installata una “protezione”: ad esempio, il pastore elettrico che è un intreccio di fili percorsi da corrente elettrica. Qualche cosa bisogna fare. Interpellammo, a suo tempo, i vertici delle Ferrovie, li sensibilizzammo sulla questione ma, alla fine, si è deciso di non fare... nulla. Il tratto indiscutibilmente più pericoloso è proprio quello da Mossa a San Lorenzo Isontino: si tratta di 1.200 metri o poco più. Possibile che per una distanza così breve non si pensi a una soluzione?», annota il vicesindaco Kocina.
Peraltro, c’è un rischio crescente anche lungo la strada regionale 56, sempre nel tratto che va da Mossa a San Lorenzo Isontino. Anche qui, è sempre più frequente l’attraversamento della strada di animali selvatici, in particolare cinghiali e caprioli, presenti numerosi nei boschi delle vicine colline. Come ovviare a tale pericolo che ha già provocato diversi incidenti, finora fortunatamente non gravi, su una strada particolarmente trafficata? «Sarebbe sufficiente continuare con la barriera posta a protezione dei binari ferroviari, la quale si interrompe inspiegabilmente alla periferia di Mossa in prossimità del sottopasso». Fu la sintesi di un’interpellanza presentata nel... 2007 all’allòra sindaco di Mossa da un consigliere comunale della Lista Per Mossa. «La questione ovviamente è più vasta - aggiunse l’esponente d’opposizione (era Fabio Bregant, ndr) -, ma è fuor di dubbio che il tratto di maggior pericolo di questi attraversamenti è la strada regionale 56, ciò per la frequenza dei mezzi in transito e particolarmente per la velocità di percorrenza. Quello che è incomprensibile è il criterio usato dalle Ferrovie nel dispiegare la barriera nella tratta Gorizia-Udine, tenendo conto che la stessa dovrebbe essere posta a difesa di animali e cose. Ebbene, tale protezione cementizia si interrompe proprio nel tratto dove è più necessaria, cioè dove le colline ed i boschi sono a ridosso della ferrovia».
Sembrano parole pronunciate oggi ma sono passati ormai... nove anni.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Riproduzione riservata © Il Piccolo








