Le undici richieste disattese dal governo

Undici punti. Undici richieste che le associazioni degli esuli hanno avanzato al governo in un apposito tavolo aperto (e chiuso) il 26 ottobre 2014. «Avevamo riposto grandi speranze in quell'incontro che avrebbe dovuto essere l'avvio di un dialogo sulle tante questioni in sospeso, ma non c'è mai stata una seconda convocazione». Manuele Braico, presidente dell'Associazione delle comunità istriane e vicepresidente nazionale della Federazione delle associazioni degli esuli, scuote la testa e sottolinea che «il governo non ci ha più fatto sapere nulla e tanto la Federesuli quanto l'Unione degli istriani stanno ancora aspettando risposta. Poco si è mosso e non certo per merito del governo né della Regione, che pure aveva promesso di svolgere un ruolo di garanzia, ma soltanto grazie a interrogazioni parlamentari e altre iniziative legislative. Il governo si ricorda del nostro dramma solo il 10 febbraio: una visita alla foiba e poi tutto a tarallucci e vino. Mi appello affinché il tavolo di trattativa riapra e l'esecutivo dia un parere formale alle nostre richieste».
Braico comincia l'elenco, cominciando dall'«ancora irrisolto problema dei documenti rilasciati col luogo di nascita sbagliato. Ma il nodo principale è quello dei beni abbandonati, usati dall'Italia per pagare i danni di guerra a cui sarebbe dovuto seguire un risarcimento per gli esuli, rapportando a oggi i valori del 1938. Nulla si è mosso a parte rimborsi minimi, nonostante l'impegno assunto dall'Italia con l'accordo di Roma del 1983». Il rappresentante dei profughi ricorda inoltre il caso dei «contributi previdenziali Inps per chi ha subito persecuzioni da parte jugoslava: chi è stato internato in un campo titino ha diritto al riconoscimento dei contributi per gli anni di prigionia, ma ciò spesso non è avvenuto. Ricordo sempre il caso eclatante di un signore imprigionato dalla Jugoslavia, in grado di ottenere le scuse da parte della Croazia, ma non riconosciuto nel suo status di perseguitato da parte dell'Inps. E non è un episodio isolato». Gli altri lamenti si indirizzano «sulla Medaglia d'oro per Zara: conferita a suo tempo, ma mai assegnata al Comune di Zara in esilio. E a questo proposito, aggiungo che da anni chiediamo il ripristino del consolato nella città dalmata, ma anche questa è rimasta lettera morta, con la decisione da parte dell'Italia di lasciare la propria rappresentanza nella sola Fiume».
(d.d.a.)
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