Bernazza fu il primo a salire in municipio

RONCHI DEI LEGIONARI. Domenica si elegge il trentanovesimo tra sindaci, podestà e commissari alla guida di Ronchi dei Legionari. Il tredicesimo primo cittadino eletto dopo la fine della seconda...

RONCHI DEI LEGIONARI. Domenica si elegge il trentanovesimo tra sindaci, podestà e commissari alla guida di Ronchi dei Legionari. Il tredicesimo primo cittadino eletto dopo la fine della seconda guerra mondiale. Dal 45 al ’48 la cittadina fu retta dal senatore Antonio Tambarin e la prima vera elezione avvenne il 13 novembre del ’48 ed allora fu designato Carlo Bernazza. Un uomo che vale la pena ricordare e non solo per la sua intensa attività politica. Una ricerca è appena stata conclusa da Gianni Segatto, ben conosciuto per il suo estro artistico. Di origini istro-venete, Bernazza era nato a Parenzo nel 1901 e come medico chirurgo si trovò a gestire, nell'immediato dopoguerra, l'unico ambulatorio cittadino con tutte le emergenze dell'epoca: dalla febbre malarica alla scarlattina, la pertosse, la denutrizione e le sofferenze di chi rientrava dai campi di lavoro o dai lager. Si adoperò oltremisura, con l'ausilio di due infermieri, Cristin e Dante, quest'ultimo un uomo corpulento che metteva tutti a suo agio e ci sapeva fare. «Riemergono i miei ricordi di bambino – racconta Segatto – un po' sfuocati dal tempo, ma alcuni fotogrammi rimangono ben impressi nella mia mente. Quei momenti cupi per le famiglie che erano bisognose di un punto di assistenza». Il primo ambulatorio trovò posto in via Duca D'Aosta, all'angolo con via Mazzini, proprio di fronte alla fucina di un fabbro ferraio. «Ancora oggi – continua – ricordo quel battere di martelli sull'incudine e l'acre odore di una nuvola di fumo che usciva dalla fucina dove si ferravano anche i cavalli». Carlo Bernazza non ebbe il tempo di mettere su famiglia. L'impegno richiesto era arduo e gratuito. Fu il primo sindaco eletto di Ronchi dei Legionari, eletto nella seduta del 13 novembre ’48 con 13 voti favorevoli, 5 schede bianche ed una nulla. Si prodigò a risolvere le tante problematiche del dopoguerra, impegnandosi sui nodi più urgenti. C'era da ristrutturare la viabilità, di ricostruire le case andate distrutte e, ancor più, di varare un piano per l'edilizia popolare. Ciò anche per far fronte alla notevole quantità di esuli istriani che erano giunti sul territorio ronchese. L'amministrazione Bernazza cedette gratuitamente due fondi, di 6.500 e 12mila metri quadrati, per la costruzione di alloggi “Unrra-Casas”. Gli riuscì, ancora, di riaprire la scuola materna di via dei Campi. Fu sempre lui a proporre la costruzione del nuovo asilo di Vermegliano, ma anche ad isituire, nel 1950, il primo servizio di nettezza urbana. Allora si trattava di un carro trainato da un cavallo, mezzo che rimase in voga sino agli inizi degli anni Sessanta. Rimase in carica sino al 5 gennaio del 1953. Conclusa la parentesi ammisistrativa continuò ad occuparsi dei suoi pazienti nella sua villetta-ambulatorio di via D'Annunzio. Scomparve nel 1983. (lu.pe.)

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