Da restaurare il convitto per i figli degli istriani

Sarà il perno del progetto, dismesso nel 1980 per scarsità di allievi, era stato acquisito dalla Regione
Di Diego Kuzmin
Bumbaca Gorizia 21_10_2016 Ex collegio Filzi © Fotografia di Pierluigi Bumbaca
Bumbaca Gorizia 21_10_2016 Ex collegio Filzi © Fotografia di Pierluigi Bumbaca

Dopo la seconda guerra, quando si rende impellente trovare un posto dove poter accogliere, oltre ai profughi dalla Jugoslavia anche i loro figli, il "Convitto Istriano Fabio Filzi", nato a Pisino fra le due guerre con sede ultima nell'ex Seminario della città, riapre nel 1948 a Grado all'Hotel Excelsior.

Non essendovi scuole superiori nell'Isola del Sole, viene perciò trasferito a Gorizia nel 1950, dapprima nell'ex Seminario vescovile e l'anno successivo alla Campagnuzza, nella ex Caserma che fu prima della Julia e poi dell'esercito americano tra il 1945 e il 1947, in uno stabile costruito ancora per l'Esercito austro-ungarico che sulla grande braida prativa, di proprietà del Comune di Sant'Andrea e adibita a Campo di Marte, effettuava le esercitazioni militari.

Una quindicina d'anni dopo, la vecchia caserma austriaca divenuta nel frattempo di proprietà del Comune di Gorizia, e che si presentava peraltro ancora in buone condizioni, viene ceduta nel 1964 alla "Opera per l'Assistenza ai Profughi Giuliani e Dalmati" con sede in Roma e quindi demolita per fare luogo ad un moderno complesso inaugurato la domenica del 15 ottobre 1967, dove la funzione di convitto verrà esercitata fino al 1980.

Dismesso per scarsità di allievi, l'immobile da 16 mila metri cubi dopo un periodo di stallo viene ceduto alla Regione Autonoma Friuli-Venezia Giulia nel 1983, che a sua volta lo cederà all'Ater della Provincia di Gorizia nel 2002, che avrebbe dovuto modificarne la destinazione d'uso a casa dello studente, in sinergia con il plesso universitario che si era costituito in quel periodo a Gorizia.

Il fabbricato di via Pola, contraddistinto dalla particolare pianta ad "X" con il perno centrale emergente, di certo pregio anche estetico e in quel momento in perfette condizioni, viene così abbandonato a sé stesso e cade in rovina, sommerso dalla vegetazione che ingloba ormai palestra e fabbricati.

Ma non ha però ancora invaso l'antistante campo di basket, sul quale qualche ragazzino tira ancora la palla nell'unico canestro ancora intero.

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