Trieste, il tram fermo ai box fa infuriare Dipiazza

TRIESTE Un po’ come il tram di Opicina, il Comune di Trieste è andato in scontro frontale con una delle sue principali partecipate, Trieste trasporti. E il casus belli è proprio la popolare linea ferrata per l’altipiano.
Venerdì sera, a Opicina, il sindaco Roberto Dipiazza ha annunciato di aver chiesto la testa di Roberto Gerin e Andrea Cervia, due dirigenti della società. I due sono “rei”, secondo il sindaco, di aver presentato all’Ustif, l’ente ministeriale incaricato di decidere dell’eventuale ripartenza del tram, un piano di interventi da oltre 4 milioni di euro.
Questo avrebbe messo in forse la rapida riapertura del tram. Il presidente di Tt Pier Giorgio Luccarini non commenta, se non per dire che quanto detto da Dipiazza «non corrisponde a verità».
Mentre il capogruppo forzista Piero Camber ricostruisce i fatti e smentisce la versione dipiazziana: «La società ha fatto tutto quel che doveva fare».
L’ira del sindaco In un’assemblea con i cittadini a Opicina, circondato da assessori e consiglieri leghisti, Dipiazza ha dichiarato che in origine la revisione doveva esser fatta con circa 500mila euro, «una cosa fattibile».
E ha proseguito: «A questo punto fanno un’altra riunione a Trieste trasporti. E là viene fuori il patatrac. Questi signori della Tt, di cui ho chiesto il licenziamento (Gerin e Cervia ndr), cosa fanno? Decidono di fare autonomamente una bella lista dei lavori, per oltre 4 milioni di euro».
Secondo il sindaco l’Ustif non saprà a quale versione dell’intervento far riferimento, se quella da mezzo milione o quella da quattro milioni. «Da parte nostra - ha detto Dipiazza -, come si capisce dalla lista dei lavori e dalla lettera favorevolissima della Regione (vedi box ndr), volevamo risolvere il problema quanto prima. Sperabilmente entro la Barcolana».
Luccarini non commenta Il presidente di Trieste trasporti preferisce soprassedere, almeno per il momento: «Voglio prima parlare con i miei, valutare bene in azienda». Ma aggiunge: «L’uscita del sindaco mi ha fatto male, questo sì, perché non corrisponde a verità. Tutto qua. Ma ci incontreremo con calma e metteremo tutto a posto».
Interviene Camber A prendere le difese della partecipata ci pensa però il capogruppo di Forza Italia in consiglio comunale. «Da buon cittadino prima di parlare e giudicare ho voluto leggere le carte», dice.
Camber rivela che già nel novembre 2015, ai tempi del sindaco Cosolini e ben prima dell’incidente, Trieste trasporti predispose in un accordo con il Comune l’elenco dei lavori straordinari necessari alla prosecuzione del servizio: il costo stimato era di 4,5 milioni.
In quell’occasione la società rilevava che una prima tranche da 500mila euro avrebbe coperto gli interventi più urgenti.
Dice Camber: «L’intervento fu interamente recepito dall’amministrazione comunale negli allegati al nuovo contratto di concessione del 4 dicembre 2015». E aggiunge: «Da allora, tuttavia, non un solo euro è stato speso per sistemare la linea.
Non esiste pertanto un accordo recente fra Comune e Ustif per ripristinare il servizio con mezzo milione di euro e tanto meno esiste un’opposizione di Trieste trasporti a questa ipotesi: c’è, più semplicemente, un elenco di lavori condiviso fra Comune e azienda che risale a due anni fa».
I successivi studi di Serfer e Gfc, commissionati dal Comune, «hanno non solo confermato» la ricognizione della società ma hanno «ulteriormente aggravato il quadro». Il capogruppo azzurro sottolinea poi che il sequestro delle carrozza è durato «pochi mesi e non un anno intero» (come affermato dal sindaco) e che, appena dissequestrate, la società ha avviato i lavori «da 200mila euro» per il restauro.
Conclude Camber: «Trieste Trasporti ha lavorato nel rispetto della normativa al fine di assicurare che la trenovia di Opicina potesse operare in condizioni di assoluta sicurezza, indispensabili per tutti i passeggeri e gli operatori della stessa società».
Malumori di maggioranza L’imbarazzo per la mancata ripartenza del tram è un peso che nessuno porta volentieri, né in piazza Unità né alla Trieste trasporti. Esiste però anche un aspetto politico della questione: la guida Luccarini della società rientra tra le nomine gradite al senatore Giulio Camber.
La tirata di Dipiazza, affiancato dal vicesindaco Pierpaolo Roberti, dall’assessore Luisa Polli, e dal consigliere Antonio Lippolis, tutti rigorosamente leghisti, sembra rispondere ad altra logica.
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