Rottura tra Comune e A2A sulla centrale

Al sindaco Cisint non basta il lavoro della commissione di esperti: «Troppi 7-8 anni per riconvertire» 
Bonaventura Monfalcone-06.04.2018 A2A Conferenza stampa tavolo tecnico-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-06.04.2018 A2A Conferenza stampa tavolo tecnico-foto di Katia Bonaventura

Sette-otto anni sono troppi per attendere la chiusura della centrale elettrica A2A di Monfalcone e soprattutto l’abbandono del carbone come fonte di approvvigionamento.

Il giorno dopo della prima riunione della commissione di superesperti chiamati dalla Regione per studiare (in un anno) la riconversione dell’impianto monfalconese, nonostante l’ampio ventaglio delle proposte su cui si sta ragionando (dalla riconversione con energie sostenibili alla trasformazione logistica e portuale) si cristallizza la distanza tra A2A e l’amministrazione. E soprattutto diventa ufficiale la rottura delle relazioni tra Comune (che ventila anche l’ipotesi di ricorrere alle vie legali) e la proprietà dello stabilimento termoelettrico. «Il 2015 non è dietro l’angolo e il Comune non cambia la sua posizione – tuona il sindaco Anna Cisint – non si può presentare la dismissione del carbone di A2A fra 7-8 anni come una prossima chiusura dell’attività. Ai tavoli di Governo e Regione ripresenteremo la nostra proposta perché non possiamo condizionare la città per un tempo così lungo».

Non è sufficiente come garanzia per il sindaco di Monfalcone la presenza nella commissione, pur composta dalla Regione, di superesperti del calibro di Chicco Testa presidente di Sorgenia ed Eva, esperto di politiche industriali ed energetiche o Gianni Silvestrini, direttore al Politecnico di Milano del master Ridef Energia per Kyoto, o componenti del territorio come Giampaolo Fontana direttore uscente del Consorzio industriale. Un tavolo che comunque sta valutando la riconversione dell’impianto con il benestare dei padroni di casa, A2A.

«Vogliamo batterci per risolvere il problema della centrale visto l’impatto sul territorio e le perplessità di fronte alla diffusione di alcune patologie – insiste il sindaco – il Comune ha già ritenuto di chiedere al ministero dell’Ambiente l’avvio di procedimento di revisione dell’Aia, l’Autorizzazione integrata ambientale». Un riesame dell’Aia che è in pratica l’autorizzazione al funzionamento della centrale. Che il Comune di Monfalcone contesta «un riesame che riguarda tutte le centrali a carbone d’Italia» aggiunge Cisint che critica l’atteggiamento della Regione sul piano energetico regionale e che è, «grave che la Regione non abbi inserito anche un esperto indicato dal Comune».

(g. g)

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