Trieste, i sindacati: «Sertubi rischia la chiusura se non interviene l’Europa»

TRIESTE «É in gioco un’idea del Paese, ovvero bisogna capire se si vuole dipendere o meno dall’estero». Messaggio chiaro quello di Umberto Salvaneschi, segretario Fim-Cisl di Trieste-Gorizia. Ogni anno nel nostro Paese ben 8,1 miliardi metri cubi d’acqua finiscono nelle reti idriche, ma solo 4,8 giungono a destinazione a causa della dispersione. Da qui l’importanza produttiva di aziende come la triestina Sertubi-Jindal, unico stabilimento attivo in Italia nella produzione di tubi in ghisa sferoidale, e tra i tre più importanti in Europa. Nonostante ciò 68 posti di lavoro sono a rischio e l’azienda rischia di chiudere.
Proprio a Trieste vengono perfezionati i tubi grezzi in arrivo dal'India. «Più di un anno fa - spiega il sindacato - una delibera della Commissione europea aveva riconosciuto alla Sertubi la trasformazione essenziale del prodotto effettuato in azienda, eliminando di fatto una procedura di antidumping che era stata imposta in precedenza. Ora a seguito di nuove normative a livello di codici doganali, la Sertubi è tornata a essere fuori mercato. «Non potendo partecipare a bandi riservati al made in Europe, gli indiani potrebbero non trovare conveniente mantenere attivo l'impianto triestino», ha fatto notare il rappresentante Rsu Fim, Michele Pepe.
Il gruppo indiano che controlla Sertubi per non disimpegnarsi da Trieste chiede così il riconoscimento di prodotti Made in Italy anche per la produzione di ghisa, così come è stato fatto per gli acciai. Da qui la richiesta al ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio, di visitare lo stabilimento triestino considerato che «il programma di Governo, tra i primi punti, prevede proprio investimenti sul servizio idrico integrato di natura pubblica». Sulla sorte dell’azienda i sindacati ieri hanno lanciato una richiesta di «aiuto» che si rinnova, a fronte della scadenza posta dall'azienda, l'indiana Jindal Saw che a livello europeo deve fronteggiare la concorrenza della francese Saint Gobain Pam.
«Serve un reale sforzo della politica regionale e nazionale a livello europeo. Anche per questo chiediamo l’arrivo a Trieste di Di Maio affinché veda qual è la situazione e magari dialoghi con la proprietà indiana. Altrimenti in giugno rischiamo la chiusura», incalza Michele Pepe. «Servono risposte a breve, entro una quindicina di giorni, gli arrivi di tubi dall'India stanno già diminuendo di numero», ha aggiunto Maurizio Granieri, della segreteria Fim Trieste. La Sertubi, ha rimarcato Pepe, «potrebbe rivelarsi un'azienda utile per lo sviluppo economico del Paese, dal momento che a causa delle tubazioni fatiscenti si stimano circa sprechi economici per 5,5 miliardi di euro l'anno». «L'unica soluzione - hanno concluso - è fare presto e fare squadra». A margine dell’incontro è arrivato l’appoggio del Pd, attraverso il segretario regionale, Christiano Shaurli, al fine di «mantenere in attività l'unico stabilimento che produce tubi in Italia e per evitare che circa 70 lavoratori rimangano senza occupazione e Trieste sia spogliata di un pezzo di tessuto industriale». —
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