Austriaci e olandesi in fuga dalla Croazia, nella lista a rischio Covid di Vienna e Amsterdam

Da ieri chi torna in patria deve fare la quarantena. Polemiche a Zagabria sull’operato della diplomazia. Un vero ko per il turismo

ZAGABRIA. In Croazia sta succedendo quello che nessuno voleva succedesse. Dopo la Slovenia anche l’Olanda e l’Austria da oggi hanno collocato il Paese ex jugoslavo nella lista rossa dei Paesi a rischio per l’epidemia da Covid-19 e, quindi, chi torna dalle vacanze dovrà sottostare a una quarantena di 14 giorni. Risultato? Il fuggi fuggi da Istria, Quarnero e Dalmazia per “rifugiarsi” nei Paesi limitrofi (leggi soprattutto Italia e coste del Friuli Venezia Giulia in primis) per non dover sottostare, al rientro in patria, all’autoisolamento.

Per Zagabria è veramente un colpo da ko. Stanno, infatti, piovendo le disdette da Olanda e Austria. Quindi un pesante danno economico che rischia di vanificare la politica fin qui intrapresa di salvare il salvabile dell’industria dell’ospitalità che per la Croazia costituiva il 25% del Pil. Per fare un esempio prendiamo l’Istria settentrionale storicamente terra di campeggiatori olandesi.

Dal 1 luglio ad oggi ne sono arrivati 45.555 realizzando 40.969 soggiorni, come risulta dal sistema informatico eVisitor. E le cifre corrispondono rispettivamente al 57 e al 60 per cento di quelle relative allo stesso periodo dello scorso anno. La grande fuga dei tulipani è iniziata a Rovigno, Fontane, Torre, Orsera e Parenzo

L’ Associazione croata del turismo ha lanciato un appello al ministero degli Esteri e al premier Andrej Plenković perché si assicurassero le autorità di Amsterdam che in Croazia saranno intensificate le misure per porre sotto controllo la pandemia. Gli imprenditori croati puntano l’indice contro il capo della diplomazia e l’Ente croato per il turismo, accusandoli di passività nel momento in cui si sta verificando il peggiore scenario possibile, vale a dire vengono cancellate le prenotazioni, le agenzie turistiche straniere cancellano i viaggi, mentre i Paesi comunitari spingono la Croazia nella black list. Il ministro degli Esteri croato Gordan Grlić Radman non ci sta a diventare il capro espiatorio.

«Ho parlato più volte con il collega olandese - ha spiegato - assicurandogli che in Croazia vengono adottate tutte le misure atte a garantire il massimo della sicurezza ai villeggianti». «Pertanto - ha concluso il ministro - spero che il governo olandese ritorni sui propri passi». Ora però da convincere c’è pure Vienna e qui gli interlocutori sembrano alquanto difficili da ammorbidire. In fatto di contagi, invece, in Istria, dopo il record di mercoledì scorso (19 casi), nelle ultime 24 ore si è scesi a quota 11 con casi a Rovigno, Albona, Umago e Parenzo.

E si registra anche un decesso: la vittima è una donna di 95 anni con patologie pregresse. Complessivamente in Croazia nelle ultime 24 ore ci sono stati 108 nuovi contagi. Va detto che il maggior numero dei nuovi casi è stato rilevato nelle regioni dell’interno del Paese e i focolai più pericolosi sono risultati essere i matrimoni che, soprattutto nelle zone rurali determinano assembramenti e banchetti anche per 200 invitati.

Il governo ha posto anche nuove rigorose norme per i concerti che all’aperto non potranno avere più di mille spettatori (500 nei luoghi chiusi), tutti con mascherina e il palco dovrà essere ad almeno 4 metri dal pubblico con due metri di distanza tra gli esecutori: severamente vietati i balli. Intanto però discoteche e night club restano aperti.

Va meglio per la Slovenia dove i nuovi contagi sono 27 ma con un ulteriore focolaio nel centro per anziani di Hrastnik, un’ottantina di chilometri a sud ovest di Celje, dopo quello dell’asilo di Canale. La dottoressa Mateja Logar della clinica per le malattie infettive di Lubiana ha consigliato tutti gli sloveni che hanno in programma di recarsi in una struttura ospedaliera per prelievi o qualsiasi altra forma di cura di evitare di recarsi all’estero almeno nei 14 giorni precedenti l’ingresso nel nosocomio. Inoltre ha ricordato come non bisogna smettere di lavarsi le mani, di rispettare le distanze interpersonali e di indossare la mascherina ove queste distanze non possano essere rispettate. «Questo è il tempo della famiglia - ha detto - non dei grandi eventi».

E nuove regole arrivano in Slovenia per i fedeli cattolici che si recano a messa. Dopo un accordo con la Conferenza episcopale è stato stabilito che ogni fedeli quando entra in chiesa prima della messa dovrà scrivere il proprio numero di telefono anonimo su un libro che il parroco dovrà conservare per i prossimi 30 giorni. La distanza tra fedele e fedele in chiesa è di 1,5 metri. Se tale distanza non può essere rispettata tutti i presenti devono indossare la mascherina e comunque non ci possono essere celebrazioni con più di 550 persone. —

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