Insegnanti e mondo del wedding planner in protesta a Trieste. Le testimonianze

TRIESTE. Mattinata sotto il segno delle proteste in piazza Unità.
Un centinaio di persone tra genitori e studenti sono tornati a manifestare per chiedere a gran voce il ritorno della didattica in presenza, proprio nella giornata di mobilitazione nazionale indetta dai Cobas, che è coincisa con lo sciopero dei lavoratori della scuola a cui hanno aderito anche il comitato Priorità alla scuola’, Unione degli Studenti, Link e ‘Nonunadimeno’.
«Chiediamo che vengano riaperte tutte le scuole, soprattutto dei più piccoli, subito dopo Pasqua - ha sottolineato Cristina Gregoris, portavoce di Priorità alla scuola Trieste -. Ma anche i ragazzi delle superiori ormai non ce la fanno più».
A prendere la parola in difesa delle lezioni fatte dietro ai tradizionali banchi di scuola è stato anche Davide Zotti di Cobas scuola Trieste, secondo cui «le promesse non servono più. Stiamo vedendo che nei fatti non sta cambiando nulla, quindi occorre portare avanti investimenti seri sulla scuola, sull'edilizia, sugli organici e su tutti quei fattori che rendono la scuola sicura anche quando c'è una pandemia».
Si tratta di richieste portate avanti da settimane, che rappresentano ormai il leit motiv di questo primo anno scolastico vissuto completamente sotto le restrizioni della pandemia.
Domande che quest’oggi saranno avanzate al presidente del Friuli Venezia Giulia Massimiliano Fedriga.
Le voci di chi si è trovato nuovamente a chiedere che la scuola riprenda il suo normale corso si sono intrecciate a quelle dei professionisti legati al settore dei matrimoni, anche loro scesi in piazza dell’Unità per un flashmob.
«Siamo qui per cercare di sollevare un problema che sembra non esista. Non si sente mai parlare di noi, né sui media, né in politica. Eppure rappresentiamo un comparto fermo da febbraio 2020, con un fatturato a zero – ha esordito l’organizzatrice della manifestazione Rossana D’Agostino, titolare di un negozio di abiti da sposa e cerimonia -. Adesso, con il nuovo decreto, ci saranno destinati 2mila euro, per far fronte a circa 70mila euro di perdite. È una presa in giro». Insieme a lei, diversi i professionisti che hanno preso la parola per esprimere il generale senso di abbandono. Tra cui Cristian Francese, titolare di una ditta d'animazione e intrattenimento.
«Siamo fermi da ben più di un anno. E le uniche persone che sono riuscito ad animare in questi mesi sono state mia moglie e le mie due figlie. Ho fatto solo due matrimoni e due eventi in piazza da quando tutto è cominciato – ha spiegato Francese -. Ma, come tutti, continuiamo a sostenere delle spese senza però che ci siano entrate. Ci auspichiamo che lo stato faccia la magia più importante: che ci faccia ricomparire, dopo che ci ha fatto sparire».
A fare da moderatore tra i vari interventi, è stato Flavio Furian, che ha dato alcuni numeri per dare l’idea del problema: «Questo settore coinvolge 90 mila realtà tra aziende e partite iva, un milione di lavoratori regolarmente assunti, 150 mila lavoratori stagionali. E l’83% degli occupati sono donne – ha spiegato il comico -. Per tutte queste persone, oggi, non ci sono ristori, perché non rientrano tra i codici ateco previsti. Oggi in tutta Italia si chiede che venga indicata una prima data di ripartenza dei matrimoni».
Riproduzione riservata © Il Piccolo








