Sgomberati i migranti accampati nel Porto Vecchio di Trieste: ecco com’è andata l’operazione
Dopo le identificazioni, 180 richiedenti asilo sono stati trasferiti verso i centri di accoglienza di destinazione, fuori dalla regione Friuli Venezia Giulia

Sono iniziate di prima mattina oggi, mercoledì 20 novembre, le operazioni di trasferimento dei migranti accampati nel Porto Vecchio di Trieste: almeno un centinaio di profughi che, come documentato dal Piccolo nelle ultime settimane, hanno trovato da tempo riparo oltre i varchi monumentali dello scalo.
Dopo la sgombero e la chiusura del Silos, lo scorso giugno, i migranti in arrivo dalla rotta balcanica hanno occupato abusivamente i magazzini dell’ex distretto portuale, o trovato rifugio di emergenza sotto la tettoia di largo Santos, trasformatasi in una vera e propria tendopoli in condizioni igienico-sanitarie drammatiche.
E proprio dalla tettoia di largo Santos sono iniziate questa mattina le operazioni di trasferimento dei migranti, operazioni che successivamente hanno riguardato anche i magazzini, in particolare edifici i primi a sud dello scalo (tra cui l’hangar 1a e il multipiano 4) che le forze dell’ordine hanno pattugliando invitando i migranti a uscire piano piano per essere identificati e, per chi vuole, trasferiti.
Come spiegato dalle autorità presenti sul posto, i migranti vengono identificati per permettere a coloro che intendono presentare richiesta d’asilo - 180 persone come ha fatto sapere nel pmeriggio la Prefettura – di essere trasferiti in strutture di accoglienza in località fuori Trieste.
Una volta identificati, i migranti sono stati fatti salire sulle corriere e, prima di essere trasferiti, portati nel piazzale dietro il Silos, dove è stato allestito un presidio sanitario.
Presenti per l’operazione Polizia di stato, Polizia locale, Guardia di Finanza, Carabinieri, Vigili del Fuoco, Esercito e personale della Protezione civile.
Presenti anche rappresentanti di Linea d’Ombra e altre associazioni che si occupano di accoglienza, tra cui la Fondazione Diocesana Caritas Onlus di Trieste incaricata di fornire i pasti.
Sul posto sono inoltre state installate tensostrutture, fornite dalla Protezione civile regionale.
La base operativa è stata allestita in zona centro congressi, a nord dello scalo. Nessuna interruzione alla viabilità è stata necessaria lungo la bretella del Porto Vecchio, dove però il traffico è stato regolato dalla Polizia locale.


Già nella tarda mattinata l’area è stata ripulita e bonificata. Sul posto era rimasto un tappeto di coperte, abiti, scarpe, qualche tenda, sacchi a pelo, avanzi di cibo, bevande e farmaci.
I pochi beni, in parte accumulati in parte sparsi, raccontavano le povere storie di chi viveva all'aperto, sotto la tettoia, dormendo uno accanto all'altro, sull'asfalto, stretti tra piumini e coperte spesso donati dai volontari che ogni giorno portavano un pasto caldo ai migranti e anche alle persone senza fissa dimora che vivono nella zona. Tra i letti di fortuna si notavano anche medicinali, qualche analgesico o soluzioni per combattere influenza e infreddature.
La dichiarazione del Prefetto Pietro Signoriello:
“Ringrazio il Questore e tutte le Forze di Polizia per la sapiente ed accorta opera di coordinamento tecnico operativo delle operazioni. Il mio personale apprezzamento a tutti gli operatori oggi coinvolti nelle complesse operazioni per l’impegno e la professionalità dimostrata. Si è trattata di un’operazione che prosegue l’incessante impegno volto a garantire ai migranti che ne abbiano titolo le forme di accoglienza previste per i richiedenti protezione internazionale che dichiarino di trovarsi in condizione di non poter assicurare autonomamente il proprio sostentamento. Un grazie particolare al Comune ed alla Regione che continuano a sostenere la delicata opera della Prefettura e del Ministero dell’Interno in un contesto territoriale di particolare rilievo quale punto di snodo della “rotta balcanica”. Infine vorrei esprimere un grandissimo apprezzamento per l’opera importantissima assicurata da UNHCR nelle fasi di contatto, di mediazione linguistica e culturale e di informativa legale nei confronti dei migranti incontrati nel periodo di preparazione del trasferimento odierno. Il loro contributo è stato veramente fattivo e determinante, unitamente al sapiente supporto offerto anche dalla Caritas. Grazie a tutti”.
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