Genitori condannati per la strage del figlio a scuola, la Procura di Belgrado chiede pene più severe
Nel 2023 il figlio tredicenne aprì il fuoco nella scuola elementare "Vladislav Ribnikar"di Belgrado, uccidendo dieci persone. Secondo l'accusa, la grave negligenza nella custodia delle armi e l'addestramento al tiro impartito al ragazzo dal padre furono determinanti per il massacro

La Procura superiore di Belgrado ha presentato un ricorso formale alla Corte d’Appello per chiedere la modifica della sentenza di primo grado nei confronti dei genitori di Kosta Kecmanović, il ragazzo al tempo tredicenne che il 3 maggio del 2023 aprì il fuoco nella scuola elementare “Vladislav Ribnikar” della capitale serba, uccidendo nove studenti e una guardia giurata. Altre sei persone rimasero ferite.
Si trattò di una strage senza precedenti nella storia della Serbia, che ha profondamente scosso l’opinione pubblica e modificato il dibattito nazionale sulla sicurezza e sulla responsabilità genitoriale.
Il ricorso della Procura superiore, che arriva dopo la nuova condanna, lo scorso giugno, dopo l’annullamento della prima sentenza, mira a ottenere l’applicazione della pena massima prevista dalla legge per entrambi i genitori.
In primo grado, il padre del ragazzo Vladimir Kecmanović era stato condannato alla pena detentiva di 14 anni e mezzo per il reato di grave attentato alla sicurezza generale, legato alla custodia e alla mancata messa in sicurezza delle armi da fuoco utilizzate dal figlio per compiere il massacro. Ora la Procura chiede la pena di 14 anni e 11 mesi di carcere.
La madre Miljana Kecmanović invece, era stata condannata a 2 anni e 11 mesi per il possesso non autorizzato di munizioni, rinvenute durante le perquisizioni investigative. Per lei si chiedono 3 anni di carcere.
Secondo l’accusa, le sanzioni comminate in prima istanza non riflettono la gravità delle conseguenze della condotta dei genitori, ritenuta gravemente negligente.
La Procura sostiene che l’accesso facilitato alle armi e l’addestramento al tiro che il padre avrebbe impartito al figlio, portato al poligono di tiro per insegnargli a sparare, abbiano costituito un fattore determinante nella pianificazione e nell’esecuzione della strage.
Per questo motivo, l’organo inquirente insiste affinché la Corte d’Appello inasprisca le condanne, portandole al limite massimo. Anche la difesa ha comunque presentato ricorso.
Dal punto di vista penale, il ragazzo autore della sparatoria (ricoverato in una struttura psichiatrica dal 2023) non era imputabile al momento dei fatti, avendo un’età inferiore ai 14 anni.
Questo vuoto di responsabilità penale diretta ha spostato l’attenzione giudiziaria interamente sulle figure genitoriali e sulle loro presunte responsabilità omissive. Il caso continua a sollevare un forte dibattito in Serbia in merito alla severità delle pene per la custodia di armi e ai doveri educativi e di vigilanza dei genitori. La decisione della Corte d’Appello di Belgrado rappresenterà un precedente giurisprudenziale cruciale per il Paese.
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