La Serbia fa marcia indietro sull’espulsione dell’italiano esperto di diritti umani
Lo staranzanese Massimo Moratti può rimanere in Serbia con moglie e figlio

Prima una decisione controversa, che aveva sollevato un polverone ben oltre i confini della Serbia. Poi, dopo critiche e polemiche, una prima sospensione di 15 giorni, in attesa dell’appello. Martedì 22 settembre, infine, la definitiva retromarcia.
Moratti potrà continuare a stare in Serbia
Massimo Moratti, esperto di lungo corso di diritti umani e da anni collaboratore di Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa (Obct), originario di Staranzano (Gorizia), non dovrà lasciare forzatamente la Serbia, in cui vive dal 2022, come avevano in precedenza stabilito le autorità del Paese balcanico che avevano bollato la sua presenza come un rischio «inaccettabile» per la sicurezza nazionale.
Il dietrofront è stato comunicato martedì allo stesso Moratti, che ha ricevuto notizia dell’annullamento dell’ordine di espulsione, con annesso divieto d’ingresso in Serbia per un anno, che gli era stato notificato il 4 settembre. Il 19 settembre, formalmente, Moratti avrebbe dovuto lasciare la Serbia.
I contorni della vicenda
La vicenda, ricordiamo, era venuta alla luce grazie a un alert reso pubblico il 18 settembre dalla Piattaforma per la sicurezza dei giornalisti del Consiglio d’Europa (CoE), che aveva informato che la decisione andava a colpire uno stimato esperto di diritti umani, con esperienza anche nell’assistenza in Serbia a profughi e rifugiati, oltre che collaboratore di lunga data di Obct da Sarajevo e dalla capitale serba.
Obct, confermando la notizia, aveva sostenuto che la decisione di Belgrado di espellerlo sarebbe stata legata ai diversi ruoli ricoperti da Moratti «come difensore dei diritti umani e della libertà dei media, ai suoi reportage per Obct sulle tensioni sociali e politiche in Serbia negli ultimi anni o al suo lavoro all’interno del consorzio Mfrr».
Il Media freedom rapid response (Mfrr) aveva inviato una missione in Serbia la scorsa primavera, a cui Moratti aveva partecipato come esperto in rappresentanza di Obct. Le autorità serbe, da parte loro, non avevano fornito chiarimenti sulle ragioni dell’espulsione di Moratti.
Il dietrofront
Dopo il polverone mediatico sul caso, tuttavia, nella serata del 18 settembre era arrivato un primo dietrofront, con la concessione di 15 giorni in più di soggiorno in Serbia, in attesa della decisione sull’appello da lui presentato contro l’allontanamento d’autorità. Infine ieri la svolta positiva definitiva.
Meglio, si tratta di una «luce in fondo al tunnel», spiega Moratti a questo giornale, subito dopo aver ricevuto la notizia. «Sono state due settimane molto dure, cercando di proteggere la mia famiglia. Ringrazio tutti quelli che mi hanno sostenuto e compreso il problema», aggiunge.
Moratti, già vicedirettore dell’Ufficio regionale per l’Europa di Amnesty International, è tornato a vivere a Belgrado nel 2022, con la moglie giapponese, impiegata nella capitale, e un figlio di due anni. Lo scorso gennaio aveva presentato domanda per permesso di soggiorno, poi rilasciato solo alla moglie e al figlio, mentre lui era stato colpito dal provvedimento di espulsione.
Riproduzione riservata © Il Piccolo









