Decine di migliaia in piazza per gli Studenti a Belgrado

Alla vigilia delle elezioni due visioni opposte per la Serbia si sfidano tra il maxi corteo e il comizio finale di Vučić in un grande centro sportivo. Per i sondaggi è avanti il movimento nato dopo la tragedia a Novi Sad

Stefano Giantin
Piazza Slavija (foto Tv N1)
Piazza Slavija (foto Tv N1)

 

Una sfida all’OK Corral, a distanza, in una città blindata, tra i due schieramenti in corsa per la vittoria. Anzi, tra due Serbie. È accaduto ieri a Belgrado, nell’ultima giornata di campagna elettorale prima delle importantissime elezioni parlamentari anticipate, in programma domenica.

 

Vučić in comizio a Novi Sad “sfida” il popolo degli studenti: «Vinceremo le elezioni»
Vucic a Novi Sad

Vučić

Belgrado ha osservato, già alle 16, un primo raduno. È stato quello dell’Sns di Vučić, che ha chiamato a raccolta i sostenitori della lista Ujedinjena Srbija (Serbia unita) in un grande centro sportivo coperto a Novi Beograd.

Ieri altre centinaia di comizi sono stati organizzati dai supporter Sns in tutta la Serbia.

«Noi siamo contro coloro che vogliono distruggerci il futuro, li contrastiamo con conoscenza e unità», ha detto Vučić alla sua gente, parlando alla conclusione della campagna «più tesa» di sempre. Poi, rinnovate promesse di sviluppo economico e miglioramento degli standard di vita, stipendi medi «a 1.500 euro al mese», nuovi ospedali, sistemi fognari, intelligenza artificiale e robotica, più sicurezza energetica.

E rotta identica al passato in politica estera. Sanzioni alla Russia? Non se ne parla, mentre gli studenti «non rispondono» su questo tema, ha detto Vučić – ma la Lista studentesca aveva nelle scorse settimane espresso posizioni speculari su questo fronte. E poi più soldi e investimenti nella provincia profonda, perché «a noi interessa ogni cittadino», ha sostenuto, prima di arringare la folla: «Andiamo a vincere, in maniera chiara».

Serbia verso le elezioni: l’altalena dei sondaggi
Una protesta del movimento studentesco a Belgrado

Gli studenti

Alle 18, nella centralissima piazza Slavija – simbolo dei 22 mesi di proteste post-tragedia di Novi Sad – è stata invece la volta della Studentska Lista (Sl), agguerritissimo contendente per la vittoria, domenica.

Già intorno alle 17, il centro di Belgrado è stato letteralmente paralizzato da un numero enorme di persone, tutte dirette a piedi verso il palco della Sl, tra musiche, bandiere, palloncini con il simbolo “3”, il numero della Lista sulla scheda elettorale.

E slogan contro Vučić. «La vittoria chiama», quello scelto invece dagli studenti per l’ultima grande manifestazione prima dell’apertura delle urne. Hanno risposto in tantissimi, decine di migliaia di persone, riempiendo Slavija e viali adiacenti, con numeri forse vicini a quelli del 15 marzo 2025, l’acme delle proteste.

«Domenica è vittoria sicura», dice un ragazzo in piazza, mentre indica un mare di persone e sventola una bandiera della Ferrari, dai tempi Milošević vessillo delle proteste democratiche, in Serbia. «Si sente profumo di libertà», fa eco una donna, anche lei di Belgrado. Siamo arrivati a un passo dalla «liberazione della Serbia», hanno arringato i candidati degli Studenti dal palco, in mano la Costituzione, elencando poi il loro programma, promettendo «dal 26 ottobre» lotta a corruzione e malaffare, libertà dei media, un’economia più giusta.

I sondaggi

Ma cosa attendersi, dalle urne, domenica? Di certo, la conclusione di una “guerra” per la vittoria fatta di accuse e controaccuse, polemiche, scandali, sospetti di intercettazioni illegali e irregolarità, in un clima tutt’altro che all’insegna del fair play, soprattutto sul fronte dei media.

L’ultima analisi delle tendenze di voto disponibile, quella della rivista Nspm, è stata resa pubblica in questi giorni, confermando lo scenario di una possibile vittoria della Studentska Lista, quotata ora al 44,5% (+0,1% rispetto al precedente sondaggio Nspm). Staccata di circa due punti, Ujedinjena Srbija, il listone che sostiene Vučić come premier, al 42,7% (+1%). Sarebbero sotto la soglia di sbarramento – in Serbia del 3% – tutte le altre coalizioni in corsa, con l’esclusione dei partiti delle minoranze etniche.

Rischia così di rimanere fuori dal nuovo Parlamento il listone Ivica Dačić - Faktor stabilnosti, costruito intorno al Partito socialista (Sps) di Dačić, vecchia volpe della politica nazionale e storico alleato di Vučić. L’Sps, infatti, è al momento quotato intorno al 2,9%. Rischia grosso anche la coalizione europeista Evropska Srbija, al 2,7%, come Autentična desnica (Destra autentica), al 2,5%.

Sulla stessa linea, anche analisi precedenti dell’organizzazione Crta e dell’istituto Birodi, che avevano quotato la Studentska Lista al 44-48%, Vučić al 35-38%. Ma risuonano anche altre campane. Una, significativa, è quella dell’agenzia di sondaggi Faktor Plus, da molti considerata vicina all’establishment, che nel suo ultimo sondaggio ha quotato Serbia Unita al 48,6% – vicina dunque alla maggioranza assoluta tanto ambita da Vučić – mentre gli studenti sarebbero staccatissimi al 37,1%. Solo su un punto tutti concordano: l’affluenza sarà altissima, per gli standard serbi, alle elezioni-referendum tra Vučić e Studenti.

 

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