Social vietati agli under 15: la Slovenia sfida i tycoon con la guida del wallet digitale

Lubiana prepara una legge contro i rischi sistemici e la dipendenza da algoritmi. Dopo Australia e Spagna, anche il governo sloveno punta alla verifica dell'età

Stefano Giantin

 

Dopo Spagna e Grecia, un altro Paese europeo potrebbe presto mandare su tutte le furie Elon Musk e altri tycoon dei social network. È la Slovenia, dove si sta preparando una legislazione ad hoc con l’obiettivo di vietare l’uso dei social media ai ragazzi con meno di 15 anni. È stato il vicepremier Matej Arčon ad annunciare che il consiglio dei ministri di Lubiana ha messo in cantiere una normativa quadro mirata in primo luogo proprio a rendere off-limits l’accesso ai social agli under 15.

È «un tema diventato d’attualità a livello globale e anche in Europa negli ultimi mesi e settimane. E noi come governo vogliamo dimostrare che teniamo ai nostri giovani», ha detto Arčon che ha menzionato, fra le piattaforme che finiranno nel mirino di Lubiana, in particolare quelle al momento più popolari fra i più giovani, leggi Snapchat e TikTok, ma anche Instagram. La normativa, ha continuato Arčon, punta a «tutelare bambini e adolescenti».

Non si tratta di uno stop «all’inclusione digitale» dei minori, bensì di un tentativo dall’alto di «ridurre i rischi sistemici ai quali le piattaforme» social «espongono i minorenni», ha fatto eco la ministra per la Trasformazione digitale Ksenija Klampfer.

La quale ha fornito maggiori dettagli sulla futura legislazione. L’arma principale pensata dal governo sloveno sarà la «verifica» dell’età di chi accede ai social, meglio se tramite una sorta di wallet, un passaporto digitale da sviluppare a livello Ue, che impedirà l’accesso alle piattaforme agli under 15 senza che vengano richiesti dati personali se non l’età. Piattaforme, ha spiegato Klampfer, che per la loro stessa natura rappresentano un rischio grave per i più piccoli e i teenager, dato che consentono di entrare in contatto «con pratiche dannose» e provocano «dipendenza», proponendo poi via algoritmo «contenuti estremi che prevalgono sulla qualità» dell’informazione e comunicazione.

I social si sono dimostrati una minaccia, non solo per i minorenni. «Vent’anni fa – ha ricordato Dan Podjed, ricercatore al Centro per la ricerca scientifica dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti (Zrc Sazu) – i creatori» dei social network «avevano assicurato che la loro tecnologia ci avrebbe reso più socievoli, rimettendoci anche in contatto con amici» persi di vista. Ma due decenni dopo è chiaro «che è accaduto esattamente l’opposto: la società è sempre più polarizzata, c’è un’epidemia di solitudine che uccide come il fumo e l’obesità. Siamo iperconnessi a distanza, ma più soli, specie i più giovani», ha detto all’agenzia di stampa slovena Sta. E la situazione è sempre più grave, secondo la conferma arrivata da Miha Kramli, numero uno di un centro contro le dipendenze di Nova Gorica.

La Slovenia non è sola. A inizio febbraio anche Spagna e Grecia hanno evocato divieti all’uso dei social per i teenager, facendo inalberare Musk che ha bollato il premier spagnolo Pedro Sanchez come «vero fascista», chiamandolo «sporco tiranno e traditore del popolo», tutto via X. Ma Madrid non cambia idea, perché «i nostri bambini sono esposti a uno spazio dove non avrebbero mai dovuto navigare da soli», la replica di Sanchez.

Anche Parigi e Londra stanno considerando misure simili. Chi ha già fatto il passo è l’Australia, primo Stato a proibire l’accesso ai social agli under 16 lo scorso dicembre. Ma c’è anche chi va in controtendenza. È l’Albania, che ha deciso di eliminare il controverso divieto d’accesso a TikTok, introdotto un anno fa.

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