Camionista killer resta in cella "Potrebbe fuggire e rifarlo"
Pericolo di fuga e di reiterazione del reato. Al volante dopo una bottiglia di vodka. Al Coroneo senza limitazioni di tempo dopo 2 morti e 6 feriti. Niente domiciliari

TRIESTE
In carcere, perché potrebbe fuggire dall’Italia per sottrarsi al processo e alla più che probabile condanna.
Volodymyr Babynets, il camionista ucraino che guidando ubriaco e contromano ha ucciso col suo Tir domenica sera a Fernetti due persone - Massimiliano Grisonich, 38 anni e sua figlia Michela, 18 mesi - e ne ha ferite altre sei, dovrà restare rinchiuso in cella al Coroneo. Lo ha deciso ieri il giudice delle indagini preliminari Luigi Dainotti che ha accolto la richiesta di misura cautelare formulata dal pm Pietro Montrone. Nell’ordinanza il magistrato non ha posto alla detenzione alcun limite di tempo. Al contrario, il difensore, l’avvocato Guido Primavera (nella foto a destra assieme a Dainotti), aveva chiesto che al suo assistito fosse concessa la libertà.
La richiesta del difensore era peraltro ampiamente scontata, così come quella della Procura. Fanno entrambe parte dei rispettivi ruoli istituzionali. Poi sta al giudice decidere e il gip Luigi Dainotti ha deciso, tenendo conto del fatto che Volodymyr Babynets non ha un domicilio in Italia e che quindi gli arresti domiciliari gli sono preclusi. Se una identica ”strage” stradale fosse stata commessa da un cittadino italiano incensurato - come lo è il camionista ucraino - un’attenuazione delle misure cautelari sarebbe stata quasi obbligatoria e l’indagato sarebbe uscito dal Coroneo per attendere il processo da recluso nel suo domicilio.
Volodymyr Babynets rischia fino a 15 anni di carcere perché ieri, la Procura, oltre al duplice omicidio colposo commesso sotto l’effetto dell’alcol gli ha contestato anche il fatto di non essere nemmeno sceso dalla cabina di guida del suo Tir per verificare se dopo il terribile impatto qualcuno degli occupanti le tre vetture poteva avere bisogno di aiuto. È rimasto immobile sul sedile, inebetito dall’alcol, impugnando il volante e guardando nel vuoto fino all’arrivo dei soccorritori.
Ieri ha spiegato indirettamente le ragioni del suo atteggiamento. «Prima di mettere in moto il mio camion avevo bevuto una birra e una bottiglia di vodka». Subito dopo ha precisato che era una bottiglia ”piccola” da 400 centimetri cubici, poco meno di mezzo litro. «Non sono un alcolista cronico. Ho smesso di bere da tre anni, da quando mi sono ammalato di cuore». Poi l’autista ha spiegato attraverso l’interprete di lingua russa di essere dipendente da 34 anni della ”Tov Tek Zakh Idtranservice” con sede a Uzkookodsky e di non aver mai provocato incidenti di rilievo. Infine ha manifestato la sua disperazione per quanto dolore ha sparso con il suo errore.
L’interrogatorio e la convalida dell’arresto si sono concluse in una quarantina di minuti. Alle 10.25 Volodymyr Babynets è apparso in fondo al corridoio che porta all’aula del gip. Due agenti della polizia penitenziaria lo tenevano ben stretto, quasi trascinadolo. Capo basso, manette ai polsi, è stato inghiottito dall’aula in un attimo. Poi la porta si è chiusa e l’udienza è iniziata. Stesso atteggiamento all’uscita: occhi e mento rivolti al pavimento, non si sa se per sfuggire agli obiettivi o per totale sfinimento e depressione. Gli agenti ai fianchi, i passi veloci, tre uomini in fondo al corridoio, il carcere e l’attesa.
«È nostro interesse risarcire tutti» ha affermato l’avvocato Guido Primavera che attende documenti e cartelle cliniche in arrivo dall’Ucraina. Anche la società di trasporti di cui è dipendente il camionista accusato del duplice omicidio, si è fatta avanti e ha fornito indicazioni sulle polizze assicurative e sui massimali necessari per risarcire i danni, se un risarcimento esiste per due vite strappate con violenza guidando un camion contromano, dopo aver bevuto una birra e una bottiglia di vodka, così per riempire il vuoto di una domenica di febbraio.
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