Antonione e Ret incassano solo l’alleanza della Lega

A conclusione di una mattinata convulsa, il candidato del Pdl non è riuscito a ottenere la firma di Franco Bandelli ma un patto di non belligeranza

Foto BRUNI Trieste 19 03 2011 Franco Bandelli traghettato da Francesco Cervesi attraversa il canale
Foto BRUNI Trieste 19 03 2011 Franco Bandelli traghettato da Francesco Cervesi attraversa il canale

TRIESTE. Le fioriere del quartier generale di via Roma stracolme di sigarette fumate con nervosismo, una dopo l’altra. I tanti capi in bicchiere e spritz con l’Aperol bevuti nel vicino Caffè Torinese per stemperare la tensione. Le pasticche contro il mal di testa avvistate in mano ai componenti dello staff. Nulla meglio di questi dettagli rende l’idea della concitazione con cui Roberto Antonione e lo Stato maggiore del Pdl hanno vissuto ieri la più lunga mattinata della propria campagna elettorale. Perché il verdetto finale - apparentamento sì, ma esclusivamente con la Lega Nord - è arrivato solo al termine di una convulsa serie di telefonate, sms, fughe solitarie (come quella inscenata dal candidato sindaco per seminare i giornalisti e correre all’incontro volante con Franco Bandelli) e colloqui riservati dietro le porte dell’ex gioielleria Marzari.

Chi credeva quindi che la partita in casa centrodestra fosse già stata definita la sera precedente, ha dovuto ricredersi. Mentre i giochi in Provincia sono filati via lisci con l’ok dei padani a sostenere Giorgio Ret, quelli per il Comune si sono chiusi solo al fotofinish. Tanto che appena alle 13.15 - un quarto d’ora prima della scadenza dei termini - il delegato di lista Fulvio Tamaro ha varcato la soglia del Municipio per consegnare i documenti necessari ad ufficializzare l’intesa con la Lega. Un ritardo snervante, sul quale hanno pesato due fattori decisivi: l’esito incerto dei contatti con i vertici di Un’Altra Trieste - sfociati all’ultimo momento nel naufragio dell’accordo formale e nella stipula di una sorta patto di non belligeranza -, e l’inatteso ostruzionismo messo in atto a sorpresa dalla Fiamma Tricolore. Spiazzando anche i politici più navigati, infatti, gli esponenti regionali della formazione di estrema destra hanno comunicato a poche ore dalla dead line la propria contrarietà a qualsiasi ipotesi di apparentamento. Un diktat, accompagnato tra l’altro da pressioni e pretese giudicate dallo stesso Antonione “sopra le righe”, che ha fatto vacillare i piani del Pdl.

Sì perché, in base alla legge elettorale regionale, gli apparentamenti possono scattare solo se ottengono il via libera di tutte le formazioni che hanno sostenuto il candidato al primo turno. Opponendo il proprio veto alle intese in via di definizione, quindi, la Fiamma ha rischiato davvero di far saltare il banco dell’intero centrodestra. Un rischio talmente reale da spingere gli stati generali del partito - da Isidoro Gottardo a Sergio Dressi , da Sandra Savino a Piero Tononi - a precipitarsi in via Roma per evitare la debacle. Scongiurata, appunto, per un soffio.

Solo a mezzogiorno infatti - dopo essersi negati per ore al telefono, diventando di fatto irrintracciabili -, i registi dello “psicodramma” vissuto dal Pdl, i delegati udinesi della Fiamma Stefano Salmè e Claudio Carletti, hanno fatto la loro comparsa nella sede elettorale. Dove, però, hanno accettato di entrare solo dopo esser stati accolti dai “parigrado”, vale a dire il coordinatore regionale Gottardo e il vice Dressi. Una pretesa non da poco, specie se mossa da una formazione che al primo turno aveva ottenuto appena lo 0,41% dei voti, che tuttavia nessuno ha osato contestare vista l’altissima posta in gioco.

La conclusione dell’affaire Fiamma tricolore - che, dopo un lungo colloquio, ha finalmente dato l’agognato disco verde all’intesa con il Carroccio -, ha riportato però in primo piano l’altra “grana” del Pdl: l’incognita rappresentata da Franco Bandelli. Che, dopo aver mancato il primo confronto in programma con Antonione in piazza Benco (ufficialmente per problemi di traffico), si è appalesato in seguito nella zona dietro il Comune. Dove, lontano da giornalisti e teleobiettivi, ha comunicato l’impossibilità di concedere l’appoggio formale di Un’Altra Trieste in vista del ballottaggio. Nessun matrimonio, quindi, ma quantomeno un impegno a non remare contro il candidato del Pdl vista la sua disponibilità a ragionare su temi comuni.

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