Il governo ungherese dichiara guerra ai barboni

di Stefano Giantin
BELGRADO
Come se non bastasse la severa vita di strada che già devono sopportare, sulla loro testa pendono ora anche sanzioni pecuniarie e addirittura il carcere. Sarà un inverno più duro del solito quello degli “homeless” ungheresi, senzatetto, mendicanti e vagabondi. Il Parlamento di Budapest ha approvato infatti un emendamento alla legge sui reati minori, proposto nei mesi scorsi dal partito di centro-destra a maggioranza assoluta, la Fidesz di Viktor Orban, premier bollato come populista e autoritario dai suoi critici all’estero e in patria. La nuova norma contempla, per punire con maggior rigore «l’uso irregolare di aree pubbliche», multe fino a 473 euro oppure la galera ed entrerà in vigore dal primo dicembre. Ai colpevoli di dormire sotto le stelle sarà concessa, per legge, una sola possibilità di sgarrare. Se colti nuovamente in fallo, i recidivi dovranno a quel punto pagare la salata ammenda o finire dietro le sbarre. Coloro i quali, fra i senza fissa dimora e in generale fra i carcerati, indosseranno in futuro la divisa a scacchi, potranno anche essere assegnati a lavori socialmente utili. E non dovranno comunicare con la stampa o rilasciare interviste a pagamento. «La nuova legge permette di recludere i senzatetto solo perché non hanno una casa, non per altre ragioni», specifica Balint Vojtonovszki, attivista di una delle associazioni più impegnate contro la stretta governativa verso gli homeless, “A Varos Mindenkie” (La città per tutti). «L’Ungheria è nel pieno della crisi economica, il governo perde consensi e questo è il classico modo per creare un capro espiatorio. La gente così potrà puntare il dito non contro l’esecutivo, ma verso i senzacasa. Chi ama colui che vive per strada?», si chiede. Ma la legge «è una falsa soluzione. Anche se vanno in prigione per due mesi, dopo saranno ancora senzatetto e di nuovo relegati in carcere», prevede l’attivista. «Non è criminalizzando chi dorme per strada che si risolve il problema, è il modo sbagliato. In Ungheria hanno deciso di infliggere multe molto alte ai senzatetto, che non potranno onorarle. Se non salderanno, finiranno in prigione. La galera è uno dei servizi pubblici più cari che esistano. E in ogni caso dopo un po’ usciranno dal carcere e torneranno per strada», conferma Freek Spinnewijn, direttore della Federazione europea delle associazioni che lavorano con gli homeless (Feantsa). Quella ungherese, suggerisce, è una trovata d’altri tempi, utilizzata in certe aree d’Europa fino a 30 anni fa. «In un certo numero di Paesi Ue, si sono implementate a livello locale misure contro chi chiede l'elemosina, ma la criminalizzazione a livello nazionale dei senzacasa è qualcosa di inedito. Al momento, l'Ungheria è un’eccezione e mi auguro che tale rimanga», rincara. Forse per placare le polemiche, Budapest ha tuttavia anticipato che non applicherà la legge prima che siano approntati dei rifugi pubblici per i vagabondi. Ma la promessa non convince Vojtonovszki. «I rifugi non sono una soluzione, un’adeguata politica della casa lo è. I nuovi ricoveri non saranno poi pronti entro dicembre e anche se lo fossero potrebbero ospitare solo seicento persone». Un dato inferiore alle stime della polizia, secondo la quale sarebbero circa mille i vagabondi nella sola Budapest. Il segno più visibile – e assai scomodo per chi governa – dell’acuta crisi ungherese.
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