Orazi: «Falsità da Calenda Così si danneggia il Verdi»

Antonio Calenda sostiene di stare «ancora aspettando» di conoscere le motivazioni per le quali il “C’est ainsi” di Pirandello sarà sostituito sul palcoscenico del Verdi dalla “Vedova allegra”? L’ex sovrintendente della Fondazione lirica, che aveva messo in cartellone quella “prima mondiale” affidandone a se stesso la regia, «dice una falsità che danneggia l’immagine del Teatro, il suo pubblico e il lavoro dei commissari chiamati a risollevare le sorti della Fondazione». Così risponde Claudio Orazi, da novembre al vertice del Verdi commissariato per debiti. «Falsità» tanto «più grave ove si consideri che il commissario ha dovuto mettere mano a una programmazione artistica, varata dalla gestione» di Calenda, «con diversi punti interrogativi che hanno portato anche a defezioni artistiche e cambi di progetti per direzioni d’orchestra, regie e scenografie».
Solitamente più che parco di parole, Orazi, dopo l’affondo dell’altro giorno da parte dell’ex sovrintendente «con cui ho parlato più volte e che stimo», e dopo la richiesta giunta da alcuni consiglieri comunali di un’audizione in Municipio sul lungo stop estivo annunciato per l’attività del Verdi, decide di far chiarezza con date, carteggi e cifre. Perché il commissario - al suo fianco, documenti alla mano, il vice Paolo Marchesi - non ci sta a passare per colui che affossa il Festival dell’operetta, cassa o storpia produzioni già avviate, blocca l’attività del teatro («Non è stato cancellato nulla di quanto previsto»). E allora, mentre si dice «pronto relazionare in qualsiasi momento, e pubblicamente a disposizione di chiunque voglia essere documentato», Orazi replica punto su punto. Non solo sull’operetta: perché «non si dimentichi che quando arrivammo a novembre non c’erano le condizioni per andare in scena, né era scontato che il Teatro a gennaio aprisse la stagione lirica». Una stagione su cui «il pubblico ha detto la sua», aggiunge ricordando il record negativo di 3701 abbonati cui si sono aggiunti sinora 16.835 spettatori con biglietto (si va dai 5.517 registrati per Bohème al tracollo «devastante» dei 1.101 per “Cercando Picasso”).
“C’est ainsi”, dunque. «Le motivazioni della cancellazione furono comunicate formalmente a Calenda», replica Orazi; la relativa lettera è partita il 28 febbraio, dopo un «defatigante lavoro» intrapreso dal Verdi «per accertare nell’arco di tre mesi che vi fossero le auspicate collaborazioni economiche di altri teatri italiani per la nuova produzione». Collaborazioni che «non c’erano»: e Calenda ne aveva «piena contezza». Il Teatro di Messina mai ha deliberato i promessi 110mila euro per la coproduzione. E lo Stabile Rossetti guidato da Calenda stesso, dopo essersi detto disposto a partecipare alla produzione, ha proposto a fine gennaio di «rilevare produzione e gestione del C’est ainsi rinviandone la realizzazione al gennaio 2013», invitando il Verdi a essere «socio coproduttore» solo per scene e costumi. Il tutto si reggeva «solo sulla carta, ma non nella reale sostenibilità economica».
Quanto al Festival dell’operetta, Calenda ha sottolineato come nel 2011 si fossero allestiti «spettacoli di qualità» con il «record della spesa più bassa» e si è detto «stanco di continuare a essere il bersaglio delle precarietà altrui». Nell’estate 2011, interviene qui Marchesi, il Festival ha fatto perdere al Verdi 390mila euro, che furono 342mila nell’edizione 2010.
Ecco poi la stagione lirica. Varata sotto l’allora sovrintendente Calenda che aveva sottolineato la spesa contenuta per allestirla: 4milioni e mezzo di euro. La gestione commissariale, scrive Orazi in una relazione inviata a Roma, ha portato a un risparmio di 493mila euro sugli spettacoli in programma. Ma ha richiesto anche pesanti correttivi in corsa rispetto ai programmi stampati sulle brochure. Esempi? Dai contratti che mancavano, all’indisponibilità degli artisti, a progetti scenografici annunciati (Rigoletto) ma «non predisposti in tempo utile per la produzione». Quanto alla risposta del pubblico, «la linea adottata» per «turni di abbonamento e prezzi dei biglietti» è stata «un fallimento totale».
E ora? A oggi manca un milione e mezzo di euro per arrivare al pareggio di bilancio nel 2012. Infine, una questione già sollevata dai sindacati: «La ridefinizione di alcune mansioni in capo ai dirigenti» del Teatro e «l’aumento degli stipendi» (comunque sotto il 10%) sono stati «determinati dalla gestione precedente», chiude Orazi.
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