«Teatri chiusi con i fondi dimezzati»

Altro che tagli lineari. In Friuli Venezia Giulia siamo ai dimezzamenti lineari. «Con la cultura non si mangia? Qui tra un po’ non si apparecchia neppure la tavola», dicono gli operatori del settore. La spending review regionale varata dall’assessore alla cultura Elio De Anna rischia di produrre la desertificazione culturale. A Trieste e nel resto della Regione. Tanto per non essere apocalittici. I dimezzamenti poi si sommano ai tagli degli ultimi anni. «Bisogna cambiare completamente impostazione», attacca Roberto Cosolini, sindaco e assessore alla Cultura di Trieste, che, da presidente per statuto del Teatro lirico Verdi, deve già fare i conti con un taglio di un milione e 150mila euro. Ora, da presidente pro tempore del Politeama Rossetti («Lascerò l’incarico entro Natale»), rischia di trovarsi con quasi 500mila euro in meno che si sommano ai 300mila euro di rosso delle ultime gestioni. Uno scenario catastrofico. «Dire che si taglia in modo orizzontale e uguale per tutti del 50% è una scelta sbagliata dal punto di vista della politica culturale. I teatri più importanti della regione rischiano di saltare», aggiunge Cosolini. «Con tagli del genere non si può andare avanti neppure con un’attività ridotta»m, aggiunge Gianni Torrenti, presidente del Teatro Miela che rischia di passare in un colpo solo da 400mila euro a 220mila. «E’ sbagliato tagliare tutti in modo lineare, lasciando poi il salvagente “incerto” dell’assestamento di bilancio. Per un festival magari è possibile, ma non per un teatro che ha un certo numero di persone assunte e una serie di spese fisse, mutui da pagare». L’Arst, l’associazione regionale che raggruppa i teatri, ha già fatto un appello contro il massacro della cultura. «Chiederemo - spiega Torrenti - che in finanziaria si sostengano chi ha un’attività vincolata come i teatri stabili. In modo da tutelare il lavoro». Servono delle scelte forti. «Il Mittelfest è un bel festival, ma non muore nessuno se salta un anno», spiega Torrenti. «Con il dimezzamento dei fondi è impensabile la sopravvivenza delle nostre strutture. Centinaia di adetti solo a Trieste rischiano il posto. Così chiudiamo tutti», aggiunge Livia Amabilino, presidente del Teatro stabile La Contrada che passerebbe ai 690mila euro di quest’anno a 345mila euro.
E il cinema? I festival rischiano di passare da un milione e 300mila a 650 mila. «Un disastro. Il festival è a fortemente a rischio - spiega Daniele Terzoli, presidente della Cappella Underground e coordinatore di Science+Fiction in programma dal 10 al 13 novembre prossimi -. In questo modo si finisce sotto la soglia minima per fare una qualsiasi manifestazione. Noi in questa momento abbiamo dalla Regione le stesse risorse che avevano nel 2000 quando abbiamo ricominciato. Sono passati 12 anni, il festival è cresciuto, eppure la dotazione è la stessa: 106mila euro». Che diventeranno 53mila se andranno in porti i tagli regionale. «Con un taglio di 650mila euro l’intero sistema regionale è a rischio tracollo», taglia corto Terzoli. Annamaria Percavassi, storica direttrice artistica del Trieste Film Festival in programmazione dal 17 al 23 gennaio (24.ma edizione), non è tenera con la politica regionale. «Non sanno cosa significa lavorare per la cultura. C’è una tale ignoranza. Del resto l’assessore alla Cultura era un bravo giocatore di rugby. È difficile ragionare di cultura con le regole del rugby». Che dire? «Un metodo scandaloso», dice Chiara Valenti Omero presidente Maremetraggio. «Non sapevano nulla. In questo modo ha più senso fare la rassegna. Non c’è futuro».
E il futuro da immaginare è il problema anche dell’Immaginario scientifico che a livello regionale passa da 125mila euro a 62.50. «Noi in questo momento siano in sospensione», spiega il direttore Fabio Carniello. E non è una formula chimica. Per l’Immaginario scientifico non sono stati ancora definiti i finanziamenti per l’attività istituzionale dell’anno in corso legati al triennio 2012-2015. Quelli regionali rappresentano il 10% del budget. «Un ulteriore taglio non aiuta. A livello regionale in quattro anni siamo passati da 230mila a 62.500. Un quarto dei fondi» aggiunge. Ma la cosa che fa più male è la modalità lineare dei tagli. «E la dimostrazione che i nostri politici non hanno la più pallida idea di cosa gestiscono. Non sanno scegliere. E così fanno una cosa per tutti uguale, indipendente da come i fondi vengono usati, da cosa producono, da quanto incassano. Nessun criterio. Ma neanche sbagliato. Non c’è. E basta».
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