«Per la Cultura a Trieste serve un city manager»

È stata la maledizione del no se pol se le affinità culturali di partenza, tra l’intellettuale che proponeva un’idea e il sindaco che la raccoglieva, si sono tramutate in una tutt’altro che cordiale incompatibilità, tale da far naufragare l’idea? No. Non solo, almeno. Se Metacarso annega nella polemica tra Mauro Covacich e Roberto Cosolini non è un fatto di maledizione. Lo è d’impostazione, semmai. Al di là dell’assessore alla Cultura a tempo pieno che ancora non c’è (con quella delega che proprio il sindaco continua a tenere per sé, e che alimenta il dibattito via web di parte dello stesso ambiente della cultura) in questi tempi, tempi nei quali i soldi della collettività da investire in operazioni culturali sono diminuiti se non quasi scomparsi, serve un city manager. Una figura mutuata dal mondo del privato che sappia trasferire nella pubblica amministrazione il piglio e il comandamento della massima efficienza.
A sostenere la necessità di un city manager è, da primo, l’editore di Nordesteuropa Filiberto Zovico, direttore di Trieste Next e dunque motore di un ideale contraltare dell’idea concepita e mai nata di Metacarso. «In generale - spiega Zovico - ritengo che le pubbliche amministrazioni dovrebbero dotarsi di manager provenienti da esperienze aziendali che possano aiutare ad efficientare la macchina. Pure nel privato ci sono esempi di non efficienza, ma selezionando bene quella figura, beh, forse a Trieste sarebbe utile». Ma pure Trieste Next ha rischiato d’arenarsi sugli scogli del mare pubblico? «I meccanismi di funzionamento delle Pa - risponde Zovico - denotano difficoltà di carattere burocratico straordinarie. Serve un lavoro di comprensione e pazienza reciproca infinita, noi ce l’abbiamo fatta così». Covacich e Cosolini no, è la chiosa non detta. «Mi auguro - ancora il direttore di Trieste Next - che dalla vicenda Metacarso tutti si possa imparare qualcosa». Elio De Anna, da assessore regionale alla Cultura, fa eco: «Non si può più prescindere dalla presa di coscienza che le risorse pubbliche stanno venendo meno e che, di pari passo, le imprese, i privati, devono porsi il problema di subentrare al pubblico. Il fine ultimo della cultura, d’altronde, è migliorare la conoscenza e qualità della vita». E a proposito di conoscenza, nello stesso sistema-scienza, che era stato a sua volta coinvolto, Metacarso piaceva eccome. Il più amaro è Mauro Giacca, il direttore della sede triestina dell’Icgeb: «Era una buona idea, il suo epilogo mi sembra l’apoteosi del no se pol. Certo, immagino che il momento economico non facile abbia inciso, ma ciò mi rende sfiduciato sulla possibilità di fare qualcosa di grande impatto in questa città». «Non mi sembra - frena invece il rettore Francesco Peroni - di intravvedere nella vicenda elementi negativi di ordine generale. Il fatto di Next smentisce che la nostra sia una città inidonea a nuove idee». Il direttore della Sissa Guido Martinelli vuol restare, addirittura, ottimista: «Il progetto era molto interessante e originale. Spero si riesca ancora a recuperarlo col buon senso, evitando la dimostrazione di certe beghe, incomprensibili ai più».
@PierRaub
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