«Vorrei capire cosa ci faceva qui Alex»

Il sindaco di Mazunte Gomez semina dubbi: «I turisti qui da noi non hanno mai avuto alcun tipo di problemi». E la stampa locale getta ombre sul ruolo della polizia
Di Corrado Barbacini e Giovanni Tomasin

Guardate a vista da due poliziotti armati.

Così da qualche giorno si trovano Pamela Codardini, moglie di Alex Bertoli, lo chef triestino di 28 anni, torturato e bruciato vivo a Mazunte, nel sud del Messico, e la madre Cristina Vianello. Le autorità messicane le hanno fatte trasferire dal piccolo paese teatro dell’efferato fatto di sangue a un albergo di Oaxaca, la capitale della regione che dista circa sette ore di auto. Non possono comunicare con l’esterno e anche ieri il cellulare di Pamela ha squillato a vuoto.

Il timore è che chi ha ucciso Alex possa in qualche modo ora puntare alla moglie la quale, a quanto pare, potrebbe essere a conoscenza di particolari utili per l’identificazione non solo dei killer ma anche dei mandanti. In questo ieri è emerso un nuovo particolare. Tra i frequentatori del ristorante “La dolce vita” che si trova sulla spiaggia, risultano esserci stati alcuni esponenti della criminalità locale. Pesci piccoli che sarebbero collegati al Cártel del Golfo, la principale organizzazione che gestisce il traffico della droga dal Messico agli Stati Uniti e che, negli ultimi mesi, ha individuato nella costa pacifica una rotta più sicura verso nord. Ovviamente in ogni località ha individuato i propri referenti. Che hanno il ruolo di “coprire” il territorio evitando l’insediamento di altre organizzazioni. Alex insomma si sarebbe trovato - senza rendersene conto - in mezzo a questa guerra. E Pamela è ritenuta una testimone pericolosa. Perché conosce chi frequentava il ristorante sulla spiaggia. Le stesse persone che forse hanno concesso un prestito ai due ragazzi coinvolgendoli, pare, nelle loro attività. Un’attività, a quanto pare, conosciuta e tollerata dalla polizia. Questo almeno secondo alcuni giornali messicani che hanno dato grande rilievo ai retroscena dell’esecuzione di Alex Bertoli.

«Alex e Pamela? Mai conosciuti». Il sindaco di Mazunte, Manuel Gomez, sottolinea più volte come tutto il paese sia costernato per quanto avvenuto. Dice: «Siamo una meta turistica molto tranquilla. E questo fatto orribile ci addolora profondamente».

Ma con i due italiani - afferma - non aveva mai avuto a che fare: «Ho saputo della loro esistenza quando la proprietaria del ristorante in cui lavoravano è venuta ad annunciarmi la scomparsa di Alex».

Secondo il sindaco Gomez questa è la dinamica dei fatti: «La padrona dell’immobile è venuta da me nel pomeriggio di sabato attorno alle 16. L’ho messa subito in contatto con la polizia e immediatamente sono partite le ricerche». Questo avrebbe portato all’identificazione del corpo trovato «in un campo, una zona in cui non ci sono case».

Ma il Diario di Oaxaca scrive nell’edizione di ieri che «nella zona opera un gruppo di malavitosi che è colluso con alcuni poliziotti». Questa affermazione spiega indirettamente il motivo per cui la notizia dell’omicidio è stata tenuta nascosta ai media messicani per diversi giorni. Si è saputa solo dall’Italia quando la madre di Pamela prima e i familiari di Alex poi, lo hanno confermato. Le stesse autorità diplomatiche italiane erano state tenute a distanza dalle indagini. Tant’è che nei giorni scorsi il ministero degli Esteri ha chiesto che le indagini sull’omicidio fossero affidate alla procura generale della Repubblica e non ai poliziotti locali. Sempre sul quotidiano Diario di Oaxaca si legge in proposito anche che la polizia locale era da tempo a conoscenza delle minacce nei confronti del cuoco triestino. Insomma sapevano e non hanno fatto nulla. Non solo, hanno pure tenuto nascoste sia le indagini ma anche il momento del rinvenimento del cadavere carbonizzato in un campo a circa tre chilometri dalla spiaggia, Infatti la moglie di Alex è stata avvisata di quello che era successo solo il giorno dopo. Un’auto della polizia l’ha raggiunta al ristorante e poi l’ha accompagnata nel campo dove ha riconosciuto Alex dal tatuaggio con il suo nome sul braccio destro. Eppure da 24 ore disperatamente Pamela cercava notizie di suo marito.

Dice ancora il sindaco Gomez: «Qui vivono anche altri stranieri che non hanno mai avuto problemi. Questa coppia lavorava in un ristorante, pare, ma sono arrivati qui in dicembre praticamente come turisti. Vorrei capire cosa facevano qui».

E riguardo i killer di Alex getta acqua sul fuoco: «Di quanto accaduto siamo molto preoccupati. Queste persone (i malavitosi, ndr) vanno e vengono, difficile sapere chi siano. Ma la polizia sta cercando con grande impegno e spero trovi i colpevoli quanto prima».

Nella zona si sono verificati numerosi omicidi. La stampa messicana ricorda quelli della professoressa Ximena Osegueda e suo marito Alejandro Santamaria, rinvenuti semisepolti nelle vicinanze di Bahias de Hatulco e dello studente Jesus Moreno Perez. I primi erano naturalizzati canadesi. E solo dopo un deciso intervento del ministero degli esteri di Ottawa erano stati trovati gli autori.

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