«Berlino non cambia rotta sulla strada del rigore>
«Le politiche fiscali espansive a cui pensano produrrebbero solo fuochi di paglia»

di Piercarlo Fiumanò
Lars Feld è il “guru” di Angela Merkel. Astro nascente degli economisti tedeschi, guida il Walter Eucken Institute, l’autorevole centro studi economico di Friburgo dedicato al padre dell’economia sociale di mercato, dov’è avvenuta questa conversazione. Feld fa parte dei cinque saggi che quotidianamente ispirano le scelte del governo del Cancelliere tedesco. E, in questa intervista, spiega che la Germania non sta frenando affatto sulla politica del rigore. Per risolvere la crisi del debito in Europa ci vorranno molti anni. A giudizio dell’economista soprattutto l’Italia deve subito avviare le riforme e in particolare quella del lavoro. Poi spegne sul nascere qualsiasi illusione del governo Letta di poter avviare una politica fiscale espansiva mirata alla crescita: «Sarebbe solo un fuoco di paglia».
Professor Lars Feld, la Germania figura al primo posto in tutti gli studi e le previsioni economiche. E non solo. Il Paese viene considerato anche l’unico motore in grado di riavviare la ripresa economica in Europa. Questo vuol dire che l’Europa diventa un po’ più tedesca?
Ad attendere i paesi dell’Ue ci sono ancora un po’ di sfide, per riuscire a uscire dalla crisi. Primo obiettivo degli Stati dell’Eurozona deve essere quello di consolidare i bilanci e introdurre riforme strutturali, affinché le imprese tornino a essere più competitive. Come farlo, è una questione di senso di responsabilità nazionale e valutazione della situazione specifica. Ma non per questo l’Europa diventa più tedesca, continuerà invece a restare eterogenea, caratterizzata dalle diverse culture e dalle diverse scelte. Solo che ora, tutti gli Stati europei devono finalmente impegnarsi in una solida politica economica e finanziaria.
L’Europa è stata per l’Italia un sogno e una sfida. Ma di questi tempi, è un sogno ancora realistico?
Dipende dal sogno. L’ex cancelliere Helmut Schmidt disse una volta: «Chi ha le visioni vada dal medico». Forse vale anche per i sogni. Quello di cui c’è oggi bisogno è invece una politica economica e finanziaria molto realistica.
La politica dell’austerità dettata dalla Germania sta dividendo l’Europa. E allora, qual è la formula giusta per uscire dalla crisi?
Questa non è una politica dell’austerità dettata dalla Germania. Questa è una politica di consolidamento dei bilanci statali, dettata dal senso di responsabilità nazionale. La Germania non impone nulla a nessuno. Ma come qualsiasi altro soggetto che concede un credito ha il diritto di chiedere in cambio delle garanzie e perlomeno quella che il Paese debitore faccia ordine nelle proprie finanze. Se uno Stato è in grado di rifinanziarsi da solo sul mercato, non c’è nulla che lo possa spingere a chiedere aiuto a uno stato membro. Ma se gli investitori privati non sono disposti a prestargli soldi a un interesse ragionevole, vuol dire che lo Stato in questione ha un problema di politica fiscale. E allora bisogna che lo Stato sia anche disposto a risolverlo il problema, se desidera che gli investitori tornino ad avere fiducia.
Non è arrivato il momento che i governi elaborino nuovi modelli di crescita? L’Italia come può uscire dalla recessione?
Quando oggi, in Europa, si parla di crescita, il governo italiano e quello francese intendono semplicemente un allentamento della politica di consolidamento. Così possono passare a una politica fiscale più espansiva, anziché puntare su riforme strutturali che porrebbero basi più solide per la crescita. Il fatto è che con una politica fiscale espansiva non si creano le condizioni di crescita necessarie, al massimo si produce un fuoco di paglia destinato a spegnersi molto presto. Non è ancora arrivato il momento per il cambio di rotta. Anzi se lo si facesse ora sarebbe proprio un passo sbagliato.
Dopo due mesi di paralisi politica, seguita alle elezioni politiche, l’Italia ha finalmente di nuovo un governo. Come valuta la nomina di Enrico Letta a capo del governo, dopo i passi intrapresi dal governo Monti?
Posso solo sperare che il nuovo governo prosegua nella politica delle riforme.
Quali sono le garanzie che il nuovo governo dovrebbe dare all’Europa in materia di riforme strutturali e consolidamento fiscale?
Quello che questo governo dovrebbe fare innanzitutto è una riforma del mercato del lavoro che meriti veramente questa definizione. Il mercato del lavoro italiano deve assolutamente diventare più flessibile.
L’economia italiana è a suo avviso strutturalmente abbastanza solida per poter superare la crisi?
Certamente. L’economia italiana è una di quelle in Europa con la maggior potenzialità produttiva. Le imprese italiane poi, e in particolare quelle medie, hanno superato in passato crisi ben più gravi. Per questo supereranno anche l’attuale.
Pensa che l’Esm, il Fondo europeo di stabilità finanziaria, disponga di una dotazione di capital sufficiente?
Non penso proprio l’Esm necessiti di maggior fondi.
La Bce di Mario Draghi dovrebbe giocare un ruolo più decisivo per ristabilire la fiducia degli investitori nell’eurozona?
La Bce fa già più di quel che dovrebbe. La domanda è piuttosto un’altra: non è che la Bce, strada facendo, ha valicato i confini del suo mandato? L’annuncio di Mario Draghi di fare tutto il necessario per salvaguardare la moneta unica, ha indubbiamente contribuito, e in modo significativo, a tranquillizzare i mercati finanziari. Ma è servita solo a guadagnare tempo. Ora gli Stati membri devono finalmente fare i compiti.
L’edizione integrale dell’intervista nell’edizione del Piccolo in edicola domenica 16 maggio
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