«Ateneo, situazione drammatica»

Rui sulla gestione di Peroni: dai docenti alla ricerca, è improbo il lavoro che attende il nuovo rettore
Silvano Trieste 29/03/2011 Universita' di Trieste, i Rettori Peroni e Compagno
Silvano Trieste 29/03/2011 Universita' di Trieste, i Rettori Peroni e Compagno

Francesco Peroni lascia una Università con i conti in ordine? «È un dovere per ogni ente pubblico». E il corpo docente? «Nel 2006 l’Ateneo aveva il bilancio a posto e contava 950 docenti, oggi rimasti in 700 (-25%), mentre Udine ha gli stessi docenti del 2006». E la riscrittura dello Statuto? Un pasticcio su cui pende un ricorso al Tar. Rinaldo Rui, il professore di Fisica che si firma «ricercatore e docente a tempo pieno», traccia un bilancio del «quasi-settennato» di Peroni - da poco assessore al Bilancio della giunta regionale di Debora Serracchiani - che si sta per chiudere con l’elezione del nuovo rettore (si vota dal 30 maggio). E lo mette per iscritto, in termini decisamente critici. Partendo appunto da conti e docenti: «Dal 2006 a oggi l’Ateneo di Trieste per ben tre anni su sette è stato valutato “non virtuoso”», cioè «troppo spendaccione e questo ci ha bloccato il ricambio generazionale» che è «l’ossigeno di un ateneo»: «Sono spariti i professori ma non sono stati sostituiti da ricercatori, e pochissimi sono stati i passaggi di carriera. È stato però mantenuto il pareggio di bilancio».

Certo, fino al 31 dicembre di ogni anno non si sapeva quanti soldi sarebbero stati disponibili. «Ma è altrettanto vero - annota Rui - che in Senato accademico qualche collega aveva fatto presente che il bilancio di previsione era troppo ottimistico rispetto ai tagli previsti da quello spensierato di Tremonti e che si rischiava moltissimo a cullarci nelle illusioni». E non basta: «Negli anni in cui la Sissa chiudeva il proprio bilancio con 10 milioni di euro di avanzo non finalizzato, non si è cercato un accordo in quella direzione, ma si è preferito rivolgere attenzioni verso un ateneo (Udine) che stava più o meno male come noi. Ci bastavano poche centinaia di migliaia di euro per tornare “virtuosi” e invece, per fini chiaramente politici ora ancor più evidenti, siamo stati sottoposti a una “moral suasion” che ci ha portato a firmare l’accordo di programma con Udine».

Quanto al nuovo statuto, il risultato della riscrittura è «un disastro». Peroni «si è sbarazzato del vecchio Senato accademico, mentre il cda è ancora quello di vecchia istituzione ma con tutto il nuovo potere attribuitogli dalla legge nelle sue mani, un cda che non può essere rinnovato a causa di ricorso al Tar (per l’Università il cda è da eleggere, per il Miur da nominare, ndr) e che obbliga quindi i suoi membri a continuare a operare, volenti o nolenti, perché non possono essere sostituiti». Una «gravissima minaccia che pende sul futuro dell’Ateneo». Il prossimo rettore «dovrà operare con un cda che è lo stesso con cui ha operato il precedente».

Il lavoro che attende il nuovo rettore è dunque «improbo», scrive Rui: «Ateneo ridotto di un quarto dei suoi componenti, rapporto con il personale tecnico amministrativo incrinato, situazione edilizia fonte di gravi preoccupazioni, transizione dal vecchio al nuovo stato giuridico ancora in atto, continua riduzione dei corsi di studio, finanziamenti nazionali per la ricerca ridotti al lumicino».

Rui si dice «corresponsabile, da membro del Senato accademico per anni», della «drammatica situazione». L'unica giustificazione «è di avere tentato, qualche anno fa, assieme ad alcuni colleghi, di proporre un cambio di rotta, fondamentale per il futuro dell'Ateneo». «Siamo stati completamente ignorati dalla massima carica dell'Ateneo, trattati con malcelata sufficienza da alcuni politici, derisi come sognatori da colleghi che giudicavano se stessi molto pragmatici perché affondati nel quotidiano. Per ora non ci siamo riusciti. Spero - chiude Rui - che questo avvenga con il nuovo rettore».

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