Autovie “a secco”, cantieri A4 a rischio

A fine estate i soldi in cassa finiranno ma il prestito ponte non è scontato: in ballo la Villesse-Gorizia e la Quarto-San Donà
Di Marco Ballico

TRIESTE. Non c’è solo la questione complicatissima del finanziamento da 2,3 miliardi di euro per realizzare tutta la terza corsia. Autovie si ritrova con urgenze più immediate. Servono soldi, e subito. Altrimenti, un attimo dopo l’estate, c’è il concreto rischio di dover fermare i cantieri della Villesse-Gorizia e del primo lotto Quarto d’Altino-San Donà di Piave.

Le risorse esaurite Questione molto semplice: stanno finendo i soldi della concessionaria. Anzi, a settembre-ottobre, lo stato di avanzamento lavori esaurirà del tutto il “tesoretto” di Autovie. E senza i 150 milioni del prestito ponte concesso da Cassa depositi e prestiti non si potranno completare nemmeno le due uniche tratte su cui si è sin qui lavorato all’interno di un cronoprogramma che, come emerso carte alla mano, ha accumulato un ritardo di cinque anni.

Il prestito ponte Le casse di Autovie hanno messo a disposizione i circa 450 milioni di euro che erano stati immobilizzati in Bot. Ma, alla chiusura dei lavori in corso ai due capi della terza corsia, il conto finale si aggirerà sui 600 milioni di euro. Servono dunque proprio i 150 milioni che Cdp ha previsto ma non ancora erogato. E il passaggio dalla carta al flusso finanziario è tutto fuorché scontato.

Le garanzie Nel contratto siglato lo scorso ottobre da Autovie e Cdp sono infatti inserite le stesse garanzie che vengono pretese dalle banche nella trattativa per il prestito da 2,3 miliardi. Nessuna sorpresa. I 150 milioni sono una anticipazione del finanziamento a lungo termine che la Regione sta cercando di farsi concedere dal pool che ha manifestato interesse al bando di gara. Inevitabile, perciò, che le condizioni siano pesanti anche sul breve termine. Non tanto nel tasso di interesse (attorno al 3%), quanto in altri paletti: dal mantenimento dello stato di emergenza in A4 al divieto di distribuire utili e dividendi.

I nodi contrattuali In sostanza, essendo tra l’altro coinvolta nell’operazione complessiva da 2,3 miliardi, Cdp fissa le stesse condizioni delle banche. Precisa cioè – come si legge nel contratto del prestito da 150 milioni – che, qualora intervenga una qualsiasi modifica alla normativa di emergenza, Autovie dovrà immediatamente avviare una fase di consultazione e confronto con Cdp, fermo restando che «non potrà effettuare, senza il preventivo consenso scritto, alcuna distribuzione di utili e/o dividendi, nonché ogni forma di distribuzione o pagamento in relazione al patrimonio netto della società ovvero pagamento relativo a un finanziamento dei soci». Nel contratto spuntano inoltre numerose eventualità di decadenza del beneficio, legate in particolar modo al mancato rispetto della convenzione tra Autovie e Anas.

L’alternativa delle banche Quel prestito ponte, però, serve. Autovie non ne può fare a meno se non vuole ritrovarsi con i cantieri chiusi o dover procedere a strade alternative, penalizzanti e a rischio per il futuro stesso della società. Di qui la decisa virata del governo regionale a favore del mantenimento dell’assetto commissariale, con tanto di indicazione (manca solo l’ufficialità) di un soggetto attuatore come Pietro Del Fabbro. Non bastasse a superare i nodi contrattuali e a rendere esecutivo il contratto, il presidente Emilio Terpin avrebbe una sola via: andare in banca e chiedere l’anticipazione sugli utili della concessionaria.

I flussi di cassa Ci sarebbe da convincere gli istituti di credito a tener conto dei flussi di cassa. E si tratterebbe poi di definire un contratto a valere sul prossimo triennio garantendo alle banche un rimborso garantito dai ricavi da pedaggio. Sotto osservazione, di conseguenza, i bilanci. L’ultimo (il 2011-2012) ha visto Autovie chiudere con un utile di 22,4 milioni (il 37% in più dell’anno precedente), con un fatturato derivante dai pedaggi pari a circa 155 milioni e un margine operativo lordo di 66,3 milioni. Siamo di fronte a un stretta chiave. Con Autovie che dovrà chiudere in tre mesi partite di tre anni.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata © Il Piccolo