«Schiavi negri». Partita choc a Fiume

FIUME. È stata una frase urlata quasi a squarciagola: «Arbitro, sei un rifiuto umano. Vaffa...tu e quegli schiavi negri». A quel punto il direttore di gara ha estratto il cartellino rosso e, minuto 74esimo, l’ ha mostrato al giovane giocatore spalatino Igor Mrkovi„, indicandogli la via dello spogliatoio.
Prima e anche dopo l’espulsione, la partita dei quarti di finale del torneo giovanile internazionale Riviera del Quarnero tra Hajduk Spalato e Accademia Abuja (Nigeria) è stata un susseguirsi di imprecazioni e offese all’indirizzo dei calciatori africani, con l’arbitro fiumano Vedran Jelen›i„ che ha preso disciplinatamente nota di quanto stava accadendo, informando dello scandalo i competenti organismi della Federcalcio croata.
La gara disputata a Mavrinci, località del Grobniciano (poco a nordest di Fiume), avrà sicuramente strascichi disciplinari, con i responsabili dell’Hajduk che in un primo momento hanno cercato di minimizzare l’accaduto, per poi diramare un comunicato ufficiale. In esso la società spalatina ha condannato senza mezzi termini il comportamento razzistico di alcuni dei suoi giovani giocatori, esprimendo disappunto e dispiacere per quanto verificatosi e rilevando che nei 102 anni di vita del club, per l’Hajduk hanno militato calciatori di svariate nazionalità, confessioni religiose e razze.
Il comunicato dell’Hajduk è piaciuto assai a Sre›ko Juri›i„, direttore sportivo del Rijeka (Fiume), club organizzatore del Riviera del Quarnero, vinto appunto dai giovani nigeriani che prima della finale con gli slavoni dell’Osijek – vinta per 1–0 – hanno esposto due striscioni “Grazie Fiume” e “Grazie Croazia”, strappando gli applausi del pubblico di Cantrida.
Quanto verificatosi a Mavrinci è però solo la punta dell’iceberg di un razzismo molto presente nell’ex repubblica jugoslava. Nel massimo campionato nazionale, i “buuu” si sprecano all’indirizzo di due giocatori di colore, Sammir della Dinamo Zagabria e Belle (ex Pola) dello spalatino Split.
Rare le sanzioni in tal senso e mai gli arbitri sono stati sfiorati dall’idea di far chiudere anticipatamente un qualche match per episodi di razzismo. Proprio lo scorso weekend uno studente 23enne della Namibia, Hendrik Muremi, è stato aggredito ad Osijek, colpito alla testa da un 19enne, successivamente fermato dalla polizia e denunciato.
Il giovane africano, che se ne stava tranquillo in un locale, ha subito violenza soltanto perché di pelle nera. In generale il problema del razzismo è da collegarsi alle varie frange nazionaliste e fasciste che costituiscono l’ossatura di molti gruppi ultras delle varie squadre di calcio anche croate (certo noi in Italia dobbiamo solo stare zitti, Balottelli docet), gruppi che non disdegnano di esporre nei vari stadi simboli ustascia dal sapore inequivocabile. Il male del calcio decisamente non conosce frontiere.
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