Scandalo rimborsi, le "prove" delle spese padane finite nel tritacarte

TRIESTE. La scena è degna della miglior commedia all’italiana. Mentre sta arrivando la Finanza il sospettato, che si è nascosto al piano di sopra di Palazzo, distrugge i documenti scabrosi.
È quanto accaduto nella mattinata del 4 dicembre dello scorso anno nella sede del Consiglio regionale. Gli investigatori della Finanza stanno andando nelle segreterie per acquisire, su ordine del sostituto procuratore Federico Frezza, gli scontrini delle spese di rappresenzanza. Ed ecco che il capogruppo della Lega nord Danilo Narduzzi sguscia come una saetta fino al suo ufficio dove, come nei film, tenta di distruggere le prove. Stacca gli scontrini dalle richieste di rimborso in modo tale da nascondere i nomi di quelli che avevano ottenuto i soldi. Fa più in fretta che può ed elimina più fogli che può nel tritacarte.
I finanzieri, quando arrivano al suo ufficio, lo trovano all’opera. Lo fermano. E acquisiscono ciò che rimane degli scontrini padani. Quelli che Narduzzi, nonostante il suo impegno, non riesce a disintegrare prima dell’arrivo dei militari. I militari recuperano persino alcuni di quei fogli stropicciati, con un vistoso buco in alto a sinistra, che ora fanno parte del fascicolo aperto dal pm Federico Frezza.
L’accusa per l’ex capogruppo del Carroccio preso con le mani nel tritacarta è comunque quella di peculato. Ma, quanto accaduto il 4 dicembre, potrebbe spiegare il motivo per cui ci sono oltre 37mila euro “fantasma” nelle pazze spese padane. Un bel gruzzolo che risulta uscito dalle casse della Lega ma che, come ha rilevato nella sua citazione il procuratore della Corte dei conti Maurizio Zappatori, non trova giustificazione. Le spese complessivamente contestate ammontano infatti a 238.713 euro. Per 37 mila euro, però, secondo l’accusa, non ci sono riscontri. L’unica certezza è che i soldi pubblici sono usciti dalle casse della Regione con il bancomat che aveva in uso Narduzzi e sono stati spesi. Come e in che acquisti più o meno bizzarri non si sa.
Il pm Frezza contesta per il 2011 oltre 2.700 euro spesi per abbigliamento, 3.500 per piante, 1.900 per scarpe, 429 per ferramenta, 2.500 per gioielleria, 1.200 per profumi, 360 per manutenzioni a motocicli e 5.000 per armeria. Il procuratore Zappatori, a sua volta, definisce il sistema di “non contabilizzazione” del Carroccio confuso, non trasparente e disorganizzato.
E forse questo spiega perché l’ex capogruppo, come uno scolaretto sorpreso dalla maestra, ha appunto tentato di distruggere tutto prima che i finanzieri entrassero negli uffici della segreteria padana.
L’ex capogruppo, in verità, contrattacca: «Non esiste. Non esiste alcun ammanco, è un malinteso. E non esiste alcuna distruzione di documenti». Narduzzi ammette che il sistema utilizzato per il rimborso ai colleghi poteva essere disordinato, ma niente di più, nessun giallo da svelare: «Alla segreteria del gruppo conservavamo tutti i documenti dei rimborsi in un unico scatolone e nella prima acquisizione da parte della Guardia di finanza ci vennero richiesti solo quelli inerenti alle spese di rappresentanza per argomenti e quindi le nostre addette alla segreteria hanno dovuto rifare la cernita di ciò che era rappresentanza. Probabilmente qualche scontrino riferito a quelle spese è sfuggito, perché ho ragione di credere che il conto finale sia corretto e che ci siano anche i documenti per i 37.700 euro. Non ero fisicamente presente quando le addette alla segreteria rimborsavano i colleghi e l’accordo era che se alle ragazze fosse venuto qualche dubbio avrebbero dovuto chiamarmi e più volte mi hanno chiamato». L’ex capogruppo padano respinge anche la ricostruzione fatta dagli uomini delle Fiamme gialle sulla distruzione di alcune pezze giustificative: «No, non esiste, non ho distrutto nulla, non scherziamo. Tutto quanto ci è stato chiesto dagli inquirenti è stato consegnato».
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