In Croazia affondano le borse del pesce

FIUME. Si incaglia il progetto delle borse del pesce in Croazia. Partito tra squilli di fanfare (e investimenti da milioni di euro), il piano si è via via sfilacciato, ricacciando in gola le ambizioni a coloro che volevano portare ordine nelle operazioni di compravendita di pesci, molluschi e crostacei. Due i mercati ittici inaugurati finora, quelli di Fiume e Parenzo, mentre a Trebocconi (Tribunj), in Dalmazia, nulla è ancora decollato perché non si riesce a costruire la sede.
La situazione peggiore viene registrata a Fiume dove l’ azienda che gestisce, anzi gestiva, la struttura, è sotto procedimento fallimentare a causa dell’accumulo di debiti milionari. La borsa fiumana è stata la prima del genere nel paese: inaugurata nel 2007, è venuta a costare 13 milioni di kune (circa 1 milione e 720 mila euro), investimento firmato dal governo italiano e dalle regioni Friuli Venezia Giulia, Veneto ed Emilia Romagna grazie ai progetti Connect e Fish.Log. Fondata da ministero croato dell’Agricoltura e Pesca, Città di Fiume, Regione quarnerino– montana e da quattro cooperative di pescatori, la borsa non ha ingranato e la prima compravendita è arrivata ben quattro mesi dopo l’inaugurazione.
Intanto il capannone dell’ex Silurificio fiumano – sede del mercato – ha dovuto chiudere i battenti. Ora la questione è in mano ad avvocati, procuratori e giudici. La sede parentina, che ha comportato un investimento di 19 milioni e 400 mila kune (pari a 2 milioni e 570 mila euro), sta vivacchiando. Gestita dalla cooperativa Istra, viene utilizzata praticamente per depositarvi pesce fresco che successivamente viene venduto ad acquirenti della vicina Italia.
Neanche a Parenzo vi è l’ombra di aste e dunque latita il caratteristico via vai di pescatori, grossisti e commercianti. Nella suggestiva Trebocconi il progetto è stato bloccato da questioni burocratico – finanziarie ed è difficile dire in questo momento quando la sua realizzazione sarà completata. Secondo Michael Tasic, direttore della cooperativa Istra, lo Stato dovrebbe dimostrare maggiore interesse verso queste strutture, concedendo sovvenzioni che agevolerebbero il loro lavoro. «Siamo fuori strada – ha aggiunto – se solo le cooperative devono vendere il pescato all’ ingrosso. Lo Stato deve fare qualcosa, altrimenti le borse del pesce resteranno una pia illusione. I pescatori preferiscono piazzare il loro pesce chiamando gli acquirenti al cellulare e senza alcuna asta».
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