La Rosa di Gorizia a prova di imitazione «Ora la promuovano»

L’appello del sindaco: «Il Comune ha fatto la sua parte ma spetta adesso ai coltivatori incentivare la produzione»
Di Roberto Covaz

La Rosa di Gorizia è ufficialmente tutelata da un marchio depositato, che ne garantisce provenienza ed autenticità. Si tratta della Denominazione Comunale (De.Co.), alla quale l'amministrazione Romoli e in prima persona l'assessore Arianna Bellan stanno lavorando da tempo e che ora è diventata realtà. La giunta comunale ha approvato il regolamento del marchio di Denominazione Comunale di Gorizia, da apporre su tutti i prodotti che d'ora in poi ad esso verranno legati per essere tutelati.

Lunedì la De.Co. sarà presentata ufficialmente in municipio, e poi si inizieranno a raccogliere le adesioni degli agricoltori interessati ad ottenere il marchio.

Ma basterà la De.Co. a impedire il taroccamento dei prelibati radicchi goriziani Rosa e Canarino? La risposta è: no.

Di pseudo radicchi goriziani ne spuntano da tutte le parti. In Veneto in particolare sembra ci siano terreni dove il prelibato ortaggio cresce anche a Ferragosto vista la quantità che viene immessa nei mercati. Sappiamo invece quanto sia particolare e laboriosa la coltivazione della Rosa (e del Canarino): prima nel terreno e da dicembre per una ventina di giorni al chiuso per la forzatura. Saperi che si tramandano gelosamente i pochi produttori goriziani. Ciò da un lato rende quasi magico questo ortaggio - splendido agli occhi quanto gradevole al palato - ma dall’altro impedisce un aumento della produzione. Di qui l’insufficienza della De.Co. per tutelare i consumatori circa l’originalità del prodotto.

«D’altra parte - spiega il sindaco Romoli - non è compito del Comune quello di promuovere i prodotti tipici dell’enograstronomia. Seppur in passato, con l’assessore Antonio Devetag, l’abbiamo fatto e anche bene. Ma oggi le risorse non ci sono per pensare a questo settore. Di conseguenza, assolta la parte per così dire amministrativa la palla, pardon la Rosa, ora passa ai produttori. Spero si coalizzino e trovino nella Camera di commercio un valido alleato per la promozione». Già che c’è il sindaco si leva qualche foglia di Rosa dalla scarpa: «Nella campagna elettorale del 2007, su suggerimento dell’allora mio addetto stampa, promisi l’impegno a promuovere i prodotti tipici goriziani come la Rosa, la gubana, il vino. Molti detrattori ironizzarono su quella mia uscita, che invece i fatti dimostrano quanto fondata fosse l’idea». Senza tanto girare intorno prevediamo che la De.Co. resterà un utile contenitore vuoto. I produttori sono restii - per usare un eufemismo - a cambiare passo nella produzione di Rosa e di Canarino. E poi, senza essere bocconiani, va da sé che minore è la disponibilità più alti restano i prezzi.

Ma un aspetto è certo: con la De.Co. non ci sono più alibi. Chi non crede nelle potenzialità enogastronomiche di Gorizia è avvertito.

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