A Bologna l’addio a don Lino il prete di strada plurilaureato

Si sono celebrate lunedì a Bologna le esequie di monsignor Lino Goriup. Era nato a Monfalcone nel 1964, per poi trasferirsi nel capoluogo emiliano da bambino, con la famiglia. Le sue radici erano tuttavia orgogliosamente affondate nella Bisiacaria, di cui ha sempre continuato a parlare il dialetto.
Mamma e nonna materna, Emilia (per tutti Emy) e Iva Crall, vissero il dramma dell’Esodo: nel dopoguerra da Lussinpiccolo si stabilirono nel Mandamento. Il ramo paterno era invece arrivato a Panzano da Kazlje negli anni Venti, dopo varie peregrinazioni. Il papà Mario era il quarto di cinque figli Gorup, poi italianizzato in Goriup.
Don Lino sentiva di appartenere a entrambe le storie. Era un uomo di dialogo, con un’intelligenza libera e fuori dal comune. Emy per prima riconobbe in lui un’autentica vocazione. Dopo essersi laureato in Filosofia nell’ateneo bolognese, diede seguito alla profezia materna, conseguendo un secondo titolo in Teologia e facendosi ordinare prete nel 1992. Spaziava da San Tommaso a Nietzsche e a Dostoevskij come nulla fosse. Ma non si chiuse in torri d’avorio, nonostante il curriculum eccellente (a Bologna fu tra l’altro rettore del Pontificio seminario regionale e vicario episcopale per la Cultura).
Rimase un prete di strada, con la missione pastorale come priorità. Dal 2009 fu parroco di Santa Caterina Maggiore, ancora una volta a Bologna, per la cui squadra di calcio tifava: la convivialità era per lui un modo di avvicinare le persone. Ci teneva a fare le benedizioni pasquali casa per casa, così da poter conoscere tutti in zona. In nome dell’amicizia apriva le porte della canonica ai fedeli per i pranzi domenicali.
Sua è inoltre l’idea di destinare un immobile parrocchiano all’accoglienza delle famiglie dei ricoverati all’ospedale Nigrisoli: a tal scopo fondò l’associazione Teneremani. È scomparso il 25 giugno per un malore improvviso. Il funerale è stato celebrato dal cardinale Matteo Zuppi nel parco del Seminario, alla presenza di centinaia tra sacerdoti, amici e parenti.—
L. G.
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