A Portorosega la burocrazia lascia a casa otto interinali

Il porto di Monfalcone passerà ufficialmente dalla gestione della Regione a quella dell’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale solo a fine anno, entro il 31 dicembre 2019, la svolta inizierà dal primo gennaio 2020. Un lungo passaggio di consegne, che sta durando mesi, che vede comunque già impegnata l’Autorità di sistema a Monfalcone con un ufficio e un dirigente a preparare il terreno nella sede dell’Azienda speciale. Ma l’interregno, con le cose non ancora del tutto definite, sta creando qualche problema. Uno grave lo creerà da domani, ultima giornata di impiego per otto portuali che lavoravano come interinali, chiamati a giornata, per conto della società Alto Adriatico.
È la società che si occupa del cosiddetto articolo 17, e come accade a Trieste gestisce un “pool di manodopera” (si chiama InTempo) a cui attingono per legge i diversi operatori portuali che devono affrontare i picchi di lavoro e i loro dipendenti non sono sufficienti a smaltire i carichi in arrivo o partenza. È bastato l’effetto del periodo estivo, il calo momentaneo dei traffici: sommati poi ai problemi della società che sembra abbia gonfiato troppo i suoi organici (ci sono una settantina di persone), poi alla mancanza vera di un unico interlocutore come l’Autorità di sistema, ecco che è scoppiato il bubbone. Già a inizio agosto si è sfiorato lo sciopero per la regolamentazione non chiara e non definita e soprattutto l’accordo tra i vari operatori. La protesta, grazie all’intervento del dirigente locale dell’Autorità di sistema inviato da Trieste e che sta di fatto già gestendo le operazioni dello scalo, è stata sventata. Ora però i nodi sono arrivati al pettine.
A otto interinali che comunque, anche se lavoravano a chiamata ogni giorno, stavano lavorando ininterrottamente da oltre 2 anni, non sono stati più rinnovati i contratti. Una situazione pesante per il porto di Monfalcone proprio ora alla ripresa autunnale e che, secondo gli operatori, vedrà l’arrivo di una grande quantità di traffici. Pure dal sindacato arriva il grido d’allarme: «Anche se in questo momento, pur con forte movimento il lavoro non ci sono sufficienti traffici da dare lavoro a tutti, in porto sono attesi a breve carichi importanti – spiega il segretario generale della Filt-Cgil di Gorizia, Saša Čulev – e questa situazione di via di mezzo dove sta uscendo la Regione e sta entrando l’Autorità di sistema, crea grandi problemi. L’Authorithy ha messo in atto un nuovo regolamento, si sta preparando il passaggio di consegne. Ma certe questioni con gli operatori portuali non sono state definite. Bisogna accelerare, non possiamo attendere la fine dell’anno per far entrare completamente l’Autorità di sistema, dobbiamo fare prima». Una presa di posizione netta quella della Filt Cgil che chiede di bruciare le tappe con una tesi precisa: se ci fosse già il governo dell’Authorithy questo bubbone non sarebbe scoppiato. Serve un “arbitro” per chi lavora a Portorosega, per mettere in chiaro le competenze e correggere le regole del gioco per far lavorare a parità di condizioni tutti gli operatori dello scalo.
Il passaggio di consegne comunque non è assolutamente una cosa semplice, per non parlare del travaglio iniziato ancora prima per dare l’avvio al passaggio del porto dalla Regione all’Autorità di sistema. La Regione sta ancora investendo nelle infrastrutture (è in pieno svolgimento il bando dell’escavo, è in piedi pure lo studio per il nuovo piano regolatore) e ha ancora piena titolarità sulla gestione e le concessioni. Dall’altro fronte l’Autorità di sistema ha aperto un ufficio con un dirigente negli spazi dell’Azienda speciale (che ha appena deciso il passaggio delle aree all’Authorithy per 15 milioni di euro) che ha messo a punto regolamenti, piani di sicurezza. Tutta una serie di passaggi per mettere in grado l’Autorità di sistema di poter partire subito dal primo di gennaio. Il timone di comando però è ancora in mano agli uffici dell’assessorato alle Infrastrutture, tra Trieste e Udine. E i nodi vengono al pettine. —
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