Accusata di aver abbandonato la madre viene assolta perché il fatto non sussiste

La. Bo.

Ha affrontato il processo con l’ipotesi di accusa di abbandono di incapace. La madre, all’epoca di 84 anni. La monfalconese, oggi sessantenne, è stata assolta con la formula “perché il fatto non sussiste.

A pronunciare la sentenza, al Tribunale di Gorizia, è stato il giudice monocratico Marcello Coppari, che si è riservato settanta giorni per il deposito delle motivazioni. I fatti risalgono al 2016. Tutto era iniziato il giorno in cui la donna aveva portato la madre al Pronto soccorso, poiché aveva la febbre. Una volta dimessa, nel referto, che dava conto dello stato febbrile della paziente, veniva anche specificato che le sue condizioni igieniche facevano ritenere uno stato di abbandono. Da qui erano stati eseguiti gli accertamenti da parte delle forze dell’ordine al fine di appurare le condizioni di vita e abitative dell’anziana, residente da sola in un appartamento in città.

La Polizia Scientifica del Commissariato di Monfalcone aveva effettuato un sopralluogo nell’alloggio, con i relativi rilievi fotografici. L’ispezione domiciliare era avvenuta il 19 dicembre 2016, l’appartamento non era abitato da diversi mesi, poiché l’ottantaquattrenne era stata ricoverata il 10 maggio di quell’anno.

Allora la poliziotta della Scientifica, dotata di delega ai fini dell’accesso nell’alloggio, era stata accompagnata dall’amministratore di sostegno dell’anziana che nel frattempo era stato nominato, e che era in possesso delle chiavi d’ingresso.

Nel procedimento sono state acquisite sessantanove foto, scattate dall’agente durante le verifiche nell’appartamento, ma anche la relazione dell’assistente sociale. Chiamata a testimoniare, in aula, la poliziotta aveva descritto la situazione. Un appartamento in “evidente stato di degrado”, cucina, servizi igienici, compreso il salone in completo disordine. Oggetti sparsi ovunque e la luminosità scarsa. Tracce poi di muffa in bagno e nel terrazzino.

Inoltre, nella camera da letto erano ammassati numerosi materiali, anche un sacco di immondizia, e i materassi erano in pessimo stato. Una serie di aspetti dichiarati dalla teste, in risposta alle domande del pubblico ministero, titolare Andrea Maltomini.

Con la difesa, rappresentata dall’avvocato Francesca Negro, a rilevare su tutto come l’alloggio fosse chiuso da tempo in virtù del ricovero dell’anziana.

Durante il dibattimento hanno testimoniato, tra gli altri, due vicini di casa, il medico di base dell’ottantaquattrenne, e la dottoressa del Pronto soccorso che aveva stilato il referto nel quale veniva riportato il precario stato igienico dell’anziana. È stato ascoltato anche il compagno della donna, che l’aiutava a gestire l’anziana.

Nel corso della discussione finale, il pubblico ministero Mary Mete ha da parte sua richiesto una pena di quattro mesi con la concessione delle attenuanti generiche. Nei confronti della donna è stata dunque pronunciata la sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste.

Non resta che attendere il deposito delle relative motivazioni, per comprendere le ragioni per le quali il giudice non ha ravvisato elementi utili a integrare il reato di abbandono di incapace.—



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