Accusato di truffa: «Falsificata la mia firma»
Il processo si aprirà il prossimo 11 dicembre, al Tribunale di Gorizia, davanti al giudice monocratico Concetta Bonasia, con il Comune di Monfalcone costituitosi parte civile. A rispondere delle contestazioni di falso e di truffa sono due uomini, T.L. e V.W., che, secondo la Procura, avevano concordato la redazione di un atto fasullo per intascare contributi pubblici. Si trattava di un contratto di affitto utile a poter accedere ai cosiddetti fondi taglia-affitti, effettivamente erogati, per un importo complessivo di 1.950 euro.
Ma ora, in vista del procedimento, tra i due prossimi imputati si è fatta largo la presa di distanza dell’uno rispetto all’altro. V.W. sostiene che il contratto d’affitto non l’ha firmato, come pure la preliminare dichiarazione di impegno.
È il legale di fiducia, avvocato Guglielmo Bancheri, a farsi interprete delle ragioni del proprio assistito, anticipando di fatto la linea difensiva: «Il mio cliente non ha sottoscritto alcunché – riferisce il legale –. Nel procedimento di falso e truffa in concorso dimostreremo che le firme apposte su quegli atti sono apocrife. Lo rileva il saggio calligrafico che ho provveduto ad assegnare a un perito di parte».
L’avvocato vuole esporre la propria versione dei fatti circa la vicenda: «L’uomo, conosciuto in cantiere, aveva chiesto al mio cliente se gli poteva affittare l’immobile. L’appartamento era intestato alla madre, pertanto il mio assistito non aveva dato alcuna assicurazione in tal senso, dicendo piuttosto che gli avrebbe fatto sapere dopo averne parlato con lei. Tutto era finito lì, poiché la madre non aveva accettato l’idea di dare in affitto il suo bene. Salvo poi scoprire che sul suo conto corrente erano stati accreditati i contributi. Lo prevede la normativa in ordine all’abbattimento dei canoni a favore dei cittadini in comprovata difficoltà economica, ai fini del corretto e specifico utilizzo del denaro pubblico, della quale tuttavia il mio assistito non aveva contezza non avendo dato corso al contratto e quindi non essendosi informato sulla legge in questione».
Che fare? Il legale ha continuato: «Il mio assistito, dopo essere stato contattato dall’amico il quale gli aveva comunicato che tutto era a posto, aveva invece provveduto a consegnargli il denaro credendo così di aver chiuso definitivamente la questione. Il Comune di Monfalcone – aggiunge l’avvocato Bancheri – non aveva nel frattempo mai contattato il mio cliente a proposito della pratica, rimanendo in sostanza all’oscuro dell’iter che aveva avuto il suo corso proprio in virtù di quegli atti sottoscritti dalle parti».
L’avvocato ha quindi osservato: «È stata una vicenda nella quale il mio assistito s’è trovato coinvolto a sua insaputa, messo di fronte al fatto compiuto. Contesteremo le accuse di falso e di truffa e intendiamo provare l’estraneità del mio assistito. Richiederemo una perizia calligrafica per la verifica delle firme, nonché porteremo a processo le prove testimoniali».—
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