Crollo della piscina Acquamarina a Trieste: la Corte dei Conti ha archiviato il fascicolo
Le parole del neo procuratore regionale Mingarelli: «C’era carenza di giurisdizione»

Il fascicolo aperto dalla Corte dei Conti del Friuli Venezia Giulia dopo il crollo del tetto della piscina Acquamarina a Trieste «è stato archiviato», perché «c'era carenza di giurisdizione», in quanto «erano stati incaricati della progettazione soggetti privati». Lo ha spiegato il neo procuratore regionale, Alberto Mingarelli, incontrando la stampa alla vigilia dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.
Il fascicolo, è stato chiarito durante l'incontro, è stato archiviato a fine 2025 dal precedente procuratore generale. Il tetto della piscina terapeutica era collassato il 29 luglio 2019, mentre la struttura era chiusa al pubblico per alcuni lavori di manutenzione. Per quanto riguarda il procedimento penale, lo scorso novembre il Tribunale di Trieste ha accolto le tesi degli avvocati difensori derubricando il reato da disastro colposo alla fattispecie più lieve della rovina di edifici, reato punito con una sanzione pecuniaria e già prescritto.
Nessun colpevole dunque per il crollo. Per Fausto Benussi la pm Ilaria Iozzi aveva chiesto la condanna a 2 anni e mezzo di carcere, ritenendolo responsabile di «un macroscopico errore di calcolo nella progettazione».
Per gli altri tre coimputati, Pietro Zara, Giuseppe Pulliero e Octavian Ignat, aveva chiesto invece l'assoluzione.
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