Addio a Maura Vascotto, vittima dell’amianto

Aveva 58 anni. È tra le prime della “seconda generazione” ad andarsene. Un anno e mezzo a combattere anche per gli altri

MONFALCONE Maura Vascotto aveva 58 anni, un amore sconfinato per il mare e un coraggio da tigre. Non voleva darla vinta al Male, che qui dalle nostre parti ha un nome terribile per la spietata sentenza che si porta appresso: mesotelioma. E invece se n’è andata di notte, in un letto d’ospedale, coi polmoni consumati dal tumore. Ha lasciato schiacciati dal lutto il compagno Tiziano, i due figli Gloria e Andrea, i fratelli Roberto e Davide. Vittima dell’amianto, Maura Vascotto, come tanti prima di lei. Ma, tra le prime, a esser vittima di “seconda generazione”.

Giacché non aveva mai manipolato le micidiali fibre, né lavorato in cantiere o altro ambiente d’esposizione. Suo padre però, come lei stessa aveva raccontato agli amici nell’ultimo anno e mezzo in cui s’era trovata a lottare contro la malattia, portava il terlis. E la tuta da lavoro era entrata in casa, e con lei subdolamente il minerale-killer, finendo su un ripiano, poi in lavatrice e infine steso col resto del bucato.

Maura Vascotto, un passato nella Croce rossa di Thiene, era nata a Ronchi. Il 21 dicembre avrebbe compiuto 59 anni, ma non ha fatto in tempo. Nel 2016 si era candidata, come esponente di Autonomia responsabile, nella lista Responsabilmente con i fatti, a sostegno di Anna Cisint. Non era stata eletta, ma non per questo aveva smesso di interessarsi alla politica, in particolare ai temi sociali. Investendo energie per migliorare – anche quando lei stessa era divenuta purtroppo paziente – la vita di malati e anziani. Militava con passione nell’associazione Spiraglio, la cui attività qui non ha bisogno gli biglietti da visita.

Per dire di che pasta era fatta, tempo addietro si era sottoposta alla decorticazione pleurica a Trieste. E l’esperienza difficile l’aveva convinta a intraprendere l’ennesima battaglia per chi si trova a gestire le criticità del post operatorio, visto che al San Polo non esiste un servizio analogo a quello giuliano. Col primario della Chirurgia toracica, dottor Maurizio Cortale, e il personale infermieristico era riuscita perfino ad abbozzare un progetto, per dare il prezioso supporto ai malati operati.

Donna di grande temperamento, sensibile, attenta al sociale, Maura Vascotto ha lasciato un vuoto nelle persone che aveva accanto. Troppo presto, ripetono, se n’è andata. Fino a venti giorni prima era in città, a portare le sue idee. Poi le improvvise complicanze ai polmoni. Il ricovero al San Polo, durato quindici giorni.

Ora le sue ceneri riposeranno in mare, quel mare cobalto a cui era tanto legata. –


 

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