Picchiati dal branco in via Diaz a Trieste: 3 ragazzi all’ospedale
È il secondo grave episodio in dieci giorni nello stesso quadrante, poco distante dal Wolf bar. Ci sono i primi identificati

Picchiati dal branco in via Diaz. Sabato notte tre ragazzi sono finiti al Pronto soccorso. Uno di loro ha una frattura al setto nasale e lesioni alla mandibola. È il secondo grave episodio in dieci giorni nello stesso quadrante, poco distante dal Wolf bar. Il 23 gennaio, nella vicina via Cadorna, un 16enne era stato pestato (anche con un tirapugni) da un gruppo di giovanissimi. I colpi gli hanno perforato un timpano e ora rischia danni permanenti all’udito. Sabato notte, appunto, la nuova aggressione. A innescare la violenza sarebbe stato un battibecco legato a motivi banali.
Tre ragazzi, di nazionalità italiana, da un lato e un gruppo molto più folto dall’altro. C’è chi parla addirittura di venti persone. Tuttavia i protagonisti del pestaggio, quelli cioè che hanno avuto un ruolo attivo, sarebbero molti meno: cinque o sei persone. Gli altri sarebbero rimasti a guardare mentre le tre vittime incassavano i colpi. Il trio si stava dirigendo verso piazza Unità. Nel tragitto sarebbe stato raggiunto prima da una spallata e poi da una pioggia di calci e pugni. I ragazzi feriti sono stati soccorsi dai sanitari del 118 e sul posto sono intervenute le Volanti.
Sul caso indaga la Questura, a cui le vittime hanno sporto denuncia. Alcuni dei giovani coinvolti nel pestaggio sono stati identificati successivamente in altre zone della città. E i loro volti sono già noti alle forze dell’ordine. Adesso i poliziotti stanno ricostruendo la dinamica dell’ennesima violenza scoppiata per strada e accertando le responsabilità. Si indaga sui gruppi di maranza, che nelle ultime settimane si sono resi protagonisti di svariati episodi criminali.
Sul fatto è intervenuta la segretaria del Pd triestino Marialuisa Paglia. «Non si tratta di un episodio isolato: nella zona di via Diaz sarebbero stabilmente presenti gruppi che agiscono con modalità violente e intimidatorie – si legge nella nota –. Di fronte a una situazione così evidente, ci chiediamo perché quell’area non sia oggetto di un presidio costante delle forze dell’ordine».
Secondo Paglia «la verità è che le pattuglie non possono coprire la città e le risorse umane sono troppo poche»: «Forse - chiede - il motivo è che decine di agenti vengono concentrate alla frontiera, mentre la Questura non riceve rinforzi per garantire la sicurezza quotidiana dei cittadini, con il risultato di lasciare interi quartieri scoperti?». «La sicurezza non può essere solo repressione a posteriori né propaganda – conclude la segretaria dem –. È prevenzione, presenza, ascolto del territorio, soprattutto da parte delle forze di polizia e non dei vigilantes. E su questo, oggi, la città ha diritto a risposte chiare». —
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