Albania, il Parlamento annulla il decreto di Meta anti-elezioni

Il premier vuole che la consultazione non salti. Presentati però soltanto candidati socialisti. Anche lo scrutinio sarebbe monopolizzato dai fedeli di Rama

TRIESTE Opposizione che boicotta i lavori parlamentari e scende in piazza ogni sabato, premier accusato di connivenza con il crimine organizzato dalle opposizioni, capo dello Stato che annulla le elezioni amministrative per il caos socio-politico del Paese, primo ministro che vuole “licenziarlo” ma non può farlo, Parlamento che riammette le amministrative, candidati solo del Partito socialista visto che quelli dell’opposizione disertano, Corte costituzionale ridotta a un solo membro per connivenza con i criminali e leader dell’opposizione Lulzim Basha, imputato di frode per aver omesso spese per attività di lobbying negli Usa. Il tutto a quattro giorni dal voto. Se si voterà.

È questa l’Albania che a settembre dovrebbe ricevere lo status di Paese in via di adesione all’Unione europea, un Paese sull’orlo della guerra civile, dove le istituzioni sono implose e nessuno sa a quale legge rifarsi, dove tutti sono contro tutti. E Bruxelles resta con il suo solito cerino in mano. Ma cerchiamo di procedere con ordine nel disordine. I deputati albanesi fedeli al primo ministro socialista Edi Rama hanno adottato una risoluzione dichiarando invalida la decisione del presidente Ilir Meta di annullare le elezioni locali del 30 giugno. Circa 100 dei 110 deputati presenti hanno appoggiato la risoluzione, che invita le istituzioni pubbliche a continuare a lavorare per permettere che le elezioni locali si svolgano come previsto. Il presidente Meta ha annullato le elezioni locali, citando un pianificato boicottaggio dell'opposizione e chiedendo un compromesso tra i socialisti al potere e l’opposizione stessa. Il decreto presidenziale, sostiene il premier Rama è «assolutamente invalida» e viola le competenze costituzionali e legali del presidente, «e in quanto tale, dovrebbe essere considerata nulla e come se non fosse mai esistita».

Rama ha promesso di chiedere il “licenziamento” del presidente, e sebbene la risoluzione non faccia parte delle procedure formali per sollevarlo dall'incarico, il fatto che abbia ricevuto l'appoggio di 100 deputati è vista come una prova di forza del premier. I deputati dell'opposizione hanno rinunciato ai loro mandati a febbraio, sostenendo che il Parlamento era illegittimo. Tuttavia, la maggior parte dei loro seggi sono stati occupati da subentranti “ribelli” alla linea di opposizione. La domanda è se questi “ribelli” sosterranno anche la spallata di Rama per rimuovere Meta. Secondo la costituzione però, il capo dello Stato può essere rimosso se viene dimostrato che ha "violato gravemente" la Costituzione. E ciò richiede il sostegno di due terzi di tutti i deputati presenti in Parlamento o di 94 parlamentari in totale. Tuttavia, anche se Rama ottiene il sostegno del Parlamento per cacciare Meta, ha ancora bisogno di una decisione della Corte costituzionale per convalidare la procedura. Ma la Corte non è attualmente in grado di emettere alcuna decisione perché composta da un solo membro essendo gli altri travolti dalle indagini sull’integrità dei giudici.

L'opposizione ha rifiutato di schierare candidati per le elezioni locali, lasciando i candidati del Partito Socialista senza concorrenza nella maggior parte dei 61 comuni. Un altro problema è che i voti devono essere scrutinati da gruppi rappresentativi trasversali, mentre il boicottaggio dell'opposizione lascia ai socialisti il pieno controllo del processo. Dal momento che Meta ha emesso il suo decreto che cancella le elezioni, i pochi rappresentanti dell'opposizione rimasti nella Commissione elettorale centrale si sono rifiutati di agire, e alle ultime riunioni sono state presenti solo i rappresentanti del Partito socialista.

Rama, nel frattempo, insiste che le elezioni andranno avanti e saranno legittime, nonostante la mancanza di candidati in competizione. Nel nome della democrazia e dei valori europei... —


 

Argomenti:balcani

Riproduzione riservata © Il Piccolo