Alla Festa del Maj un’antica tradizione che rischia di sparire

Ogni anno in molti comuni e frazioni del Goriziano si svolge la tradizionale festa del Maj, dove i neo-diciottenni innalzano "l'albero di maggio" nella piazza del proprio paese.
Il Maj è un'antica pratica che trae origine da riti magici celtici che propiziavano l'abbondanza al ritorno della bella stagione.
Nel corso della storia questa celebrazione si è radicata nel nostro territorio diventando la festa dei giovani che passavano dall'adolescenza all'età adulta e apportavano un valido contributo quali nuove "braccia" nel lavoro dei campi e nuove leve destinate ad accrescere le file dell'esercito.
Oggi, con il progresso della tecnologia, l'industrializzazione delle zone agricole e la sospensione del servizio militare obbligatorio, che cosa è rimasto del Maj e del suo significato?
In molti centri questa festa è scomparsa, in altri si è trasformata in una saga di eccessi e notti all'insegna dello sballo, dell'imbrattamento (anche osceno) di muri e di strade e della mancanza di rispetto verso gli altri.
E le testimonianza raccolte al rigardo parlano di situazioni al limite del teppismo. «L'anno scorso i ragazzi del Maj hanno scritto una frase offensiva davanti al nostro portone. A mie spese, ho dovuto coprire l'iscrizione... La cosa che mi ha amareggiato di più è stato il disinteresse dell'amministrazione comunale che evidentemente approva, incoraggia, e paradossalmente in occasione del Maj consegna a ciascun maggiorenne un volume della Costituzione», racconta il signor F. di Mossa, vittima della maleducazione dei suoi compaesani, adulti novelli.
«Mi ha profondamente deluso il fatto che non ci si impegni nel campo educativo e che comportamenti negativi, diventati ormai tradizione per il paese, vengano tranquillamente avvallati, - commenta la signora D. - tanto più che non sono compiuti da piccoli bambinetti, ma da giovani che con il Maj si dichiarerebbero adulti, quindi responsabili di ciò che fanno... Vorrei ben vedere chi sarebbe disposto a chiudere un occhio qualora anch'io mi sognassi di scrivere insulti davanti alle loro case ...».
Tuttavia vi sono tanti altri esempi degni di ricordo: feste del Maj che sono state occasioni per riempire di valore, di aiuto reciproco e di condivisione questo evento, non togliendo niente all'allegria dei festeggiamenti. Opportunità che hanno permesso l'amalgamarsi delle comunità, dove è manifesta l'accoglienza reciproca delle diverse generazioni, nella reale coscienza che l'uomo diventa adulto sull'esperienza di chi lo ha preceduto. Momenti che, come nel caso di San Dorligo della Valle-Dolina, non sono rimasti esclusivi, ma sono stati così valorizzati da allargarsi fino a coinvolgere chiunque, non soltanto i paesani, e diventare un patrimonio culturale per tutto il territorio.
Sul web appaiono diverse testimonianze di feste del Maj organizzate e gestite in modo lodevole. Una di queste fa onore ai ragazzi di Capriva. "La Classe '93" con gran semplicità ha saputo creare una calorosa atmosfera intorno al sospirato traguardo, mettendosi a servizio della comunità intera alla quale ha offerto e distribuito una gustosa pastasciutta e uno splendido momento di unità. Questi giovani sono stati capaci di non confondere il raggiungimento dell'età adulta con la liberazione da ogni assennata regola, con l'abbandono dei valori più elementari né con il legittimo consumo delle più smodate trasgressioni, ma si sono caricati della responsabilità di realizzare una festa indimenticabile, consapevoli di cominciare ad occupare un ruolo fattivo nella società.
Maria Raimo
III B Liceo Scientifico
"Duca degli Abruzzi"
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