Alloggi comunali in vendita per chi ci abita da dieci anni

L’acquirente dovrà essere in regola con il pagamento dei canoni di locazione e versare una caparra pari al 10 per cento del prezzo fissato per la vendita
Bonaventura Monfalcone-13.10.2016 Monfalcone dall'alto-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-13.10.2016 Monfalcone dall'alto-foto di Katia Bonaventura



Gli inquilini di lunga data del Comune di Monfalcone potranno acquistare l’alloggio in cui hanno vissuto e di cui si sono occupati per anni. Almeno 10, in base al regolamento di cessione approvato, a maggioranza, nell’ultima seduta del Consiglio comunale. Per l’amministrazione comunale si tratta di un’operazione doverosa a fronte delle numerose richieste ricevute dagli inquilini, ma anche, di fatto, per ottimizzare la gestione di un patrimonio immobiliare ereditato non in ottime condizioni di salute, come sottolinea il sindaco Anna Cisint.

Esistono immobili in cui il Comune è già “in minoranza” e dove, quindi, proporre ed effettuare manutenzioni straordinarie di una certa portata può diventare difficile. Possono esserci anche aspetti gestionali per cui la cessione dell’alloggio diventi una condizione positiva sia per l’amministrazione comunale sia per l’assegnatario. La vendita avverrà non solo a fronte di precisi requisiti, per evitare qualsiasi speculazione, ma anche dopo la definizione di un piano di alienazione che individuerà gli alloggi disponibili, il prezzo di cessione, gli eventuali interventi di manutenzione o ristrutturazione già decisi dall’assemblea condominiale.

Il Piano di vendita metterà nero su bianco anche le modalità e i termini per presentare l’istanza di acquisto o manifestazione di interesse all’acquisto. Potranno comunque farsi avanti in prima battuta solo quegli inquilini che occupino gli alloggi da almeno 10 anni e siano in regola con il pagamento dei canoni di locazione, delle spese condominiali e delle utenze e dei contributi comunali. In seconda battuta, il diritto all’acquisto viene concesso ai coniugi, conviventi di fatto, soggetti parte dell’unione civile, ai figli e agli ascendenti di primo grado in possesso dei requisiti previsti per la successione nell’alloggio, ma solo nel caso in cui si tratti di prima casa. Pure in questo caso, però, non dovranno esserci arretrati nel pagamento dell’affitto, delle spese accessorie e dei contributi comunali. Il Comune richiederà inoltre una caparra pari al 10% del valore fissato per la vendita dell’alloggio che sarà trattenuta a titolo di penale nel caso in cui chi ha presentato domanda di acquisto faccia marcia indietro.

In aula sono state però anche apportate delle modifiche al regolamento già esistente per la vendita degli alloggi posseduti dall’ente nel rione di Panzano. «L’obiettivo è quello di ampliare la platea dei possibili acquirenti e agevolare un processo di recupero del quartiere – afferma il sindaco Cisint –, molto difficile nel caso di alloggi ormai chiusi da tempo e in condizioni precarie o inseriti appunto in immobili in cui tutti gli altri proprietari sono già dei privati». Potranno quindi ora farsi avanti anche, in ordine di priorità, i residenti nel rione proprietari di un’unità immobiliare adiacente all’alloggio sfitto in vendita, ma anche i residenti nei comuni limitrofi, quelli in sostanza rientranti nel Basso Isontino (Sagrado incluso, Grado no), quelli nei comuni del resto del Friuli Venezia Giulia e pure “persone fisiche diverse da quelle indicate in precedenza”. In testa alla lista rimangono i cittadini affetti da patologie asbesto-correlate, residenti o già residenti a Panzano, e i loro discendenti in linea retta di primo o secondo grado e i residenti da almeno cinque anni nel quartiere operaio. —



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