«Alt al Parco del mare» Il Wwf gioca la carta del decreto datato 1961

L’associazione ambientalista: «Non si può fare in quell’area Sotto tutela la Lanterna e anche tutto ciò che c’è attorno»



Anche Wwf Trieste scende in campo come associazione per esprimere la sua contrarietà verso il «famoso ma ignoto Parco del Mare», soprattutto nei confronti della sua collocazione, nell’area del Molo Fratelli Bandiera e della Lanterna. Lo ha ribadito abbondantemente ieri Alessandro Giadrossi, avvocato, presidente della Camera penale di Trieste e del Wwf giuliano, in una conferenza stampa convocata ad hoc sulla questione.

L’avvocato Giadrossi ha rimarcato la sua presa di posizione su acquari e parchi del mare, non solo dal punto di vista dell’eco-sostenibilità, ma in particolar modo rispetto ai complessi aspetti di sostenibilità economica, ricordando le difficoltà di mantenimento di realtà ben differenti da quella triestina (Genova e Barcellona per esempio). Tuttavia, il corpo centrale della sua argomentazione «contro l’edificazione di tale manufatto», oltre alla spiegazione di un documento sottoscritto dalla comitato scientifico del Wwf Trieste (di cui fanno parte il professor Livio Poldini, il Rettore dell’università di Trieste Maurizio Fermeglia ed altri), consegnato circa un anno e mezzo fa, è proprio un decreto emanato dal ministero della Pubblica Istruzione il 13 giugno 1961: firmato dal sottosegretario di allora, Maria Maddaloni, su sollecitazioni della Soprintendenza di Trieste (retta in quell’anno dall’architetto Civiletti), fu messa sotto tutela «non soltanto la Lanterna ma anche tutto ciò che fosse intorno ad essa».

«Questa fu un’applicazione del principio già esistente della legge Bottai del 1939, che voleva tutelare gli edifici barocchi italiani assiepati da altre case, quindi di fatto volendoli isolare e facendo emergere solo quei beni come monumenti - spiega Giadrossi-. In questa rivisitazione, l’idea del provvedimento era quella di sancire la Lanterna come di interesse pubblico, controllando tutto quello che fosse al suo intorno, soprattutto per evitare si costruisse altro».

Su tutta quell’area pende un vincolo paesaggistico indiretto (dove il diretto sta sulla Lanterna stessa). Camera di Commercio e Regione Fvg ne sono al corrente? Per quello che concerne invece gli immobili esistenti in loco, che non possono essere demoliti, il ministero ha posto un «divieto di sopraelevazione». Ma la cosa che stupisce è quello che interessa proprio il Molo Fratelli Bandiera e i Piazzali (cioè tutto il resto di quello che non è edificato): «Entro il raggio di 130 metri dal centro della Lanterna, vengono inibiti qualsiasi ulteriore frazionamento e qualsiasi edificazione anche con carattere di precarietà; tali aree dovranno essere decorosamente sistemate, pavimentate e mantenute sgombere da materiali di qualsiasi genere».

L’area, che si estende circa fino al “Pedocin”, è quindi protetta, «in assoluto», da divieto di edificabilità. Che si può fare quindi? «Nulla, di fatto. Si può solo delocalizzare e ristrutturare le strutture presenti». Non si tratta più di giudizio discrezionale estetico, poiché un provvedimento – revocabile solo dal ministro– lega a vincolo un’area che non potrà mai essere oggetto di edificazione per la soprintendenza. Alternative? «Si possono trovare nel Porto Vecchio. Ma una cosa è certa: l’acquario lì non può stare» . –



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