Amnesty denuncia: «Rotta balcanica, abusi sui migranti governi Ue complici»

La Ong: equipaggiamenti e denaro per sigillare le frontiere. Polizia croata accusata di violenze. Zagabria: leggi rispettate
Begunci kurijo ogenj da se ogrejejo in spečejo koruzo. Rigonce, Slovenija 20.oktobra 2015. [begunci,moški,emigranti,polja,ceste,poti,Slovenija,Rigonce]
Begunci kurijo ogenj da se ogrejejo in spečejo koruzo. Rigonce, Slovenija 20.oktobra 2015. [begunci,moški,emigranti,polja,ceste,poti,Slovenija,Rigonce]

BELGRADO Complicità, equipaggiamenti e soldi, in cambio di mano dura. Così i governi dei Paesi dell’Unione europea avrebbero aiutato a sigillare una delle parti più porose del limes Ue, il confine tra Croazia e Bosnia, senza andare troppo per il sottile. Leggi, sorvolando sulle violenze che la polizia croata userebbe su migranti e profughi per ricacciarli verso la Bosnia. E su presunti respingimenti illegali “a catena”, da Italia e Slovenia.

È questa la denuncia lanciata ieri da Amnesty International (Ai), in un ampio rapporto che conferma precedenti segnalazioni da parte di stampa, attivisti e altre Ong. Amnesty ha indagato sul campo tra giugno e dicembre 2018, svelando ora che «quasi tutte le persone che si trovano nei campi di Bihac e Velika Kladusa», due fra i maggiori in Bosnia, prossimi al confine con la Croazia, «sono state respinte in Bosnia-Erzegovina dalla Croazia o dalla Slovenia; e quasi un terzo delle persone incontrate ha subito violenze da parte della polizia croata». Non solo. Molti profughi – in Bosnia sono ora più di cinquemila – hanno «raccontato di essere stati picchiati e derubati dagli agenti croati, che hanno anche distrutto i loro documenti in quello che appare un sistematico e intenzionale tentativo di scoraggiare futuri tentativi di entrare» in Croazia.

Amnesty cita testimonianze di profughi in viaggio o in attesa su quello che rimane della Rotta balcanica. C’è chi ha raccontato che la polizia croata gli ha spruzzato sul viso dello spray urticante («non riuscivo a vedere più nulla, mi bruciavano gli occhi»). E chi ha parlato di agenti croati col volto celato da passamontagna che «ci hanno portato via i soldi e i telefoni» o li hanno rotti «e ci hanno intimato di proseguire verso la Bosnia». Altri hanno riferito di «botte», «denti rotti», «calci sul petto». Testimonianze concordanti di «agghiaccianti pratiche», ha stigmatizzato Amnesty, che «indicano una politica deliberata delle autorità croate per scoraggiare nuovi arrivi». Il tutto – ed è la chiave dello studio - con la tacita «complicità» dei governi Ue in «sistematici, illegali e spesso violenti respingimenti e nelle espulsioni collettive di migliaia di richiedenti asilo verso campi squallidi e insicuri della Bosnia».

«Il contributo finanziario per l’assistenza umanitaria impallidisce rispetto ai fondi destinati ai controlli di frontiera, che comprendono la fornitura di equipaggiamento alle forze di polizia croate» e persino «il pagamento dei loro stipendi», ha detto Massimo Moratti, direttore delle ricerche dell’Ufficio europeo di Ai. Che ha confermato che «la polizia croata picchia e deruba persone fuggite dalla guerra e dalla persecuzione e le respinge in quel limbo legale che è il vacillante sistema d’asilo» della Bosnia.

Ma i croati non sono soli. Amnesty ha suggerito che stranieri bloccati in Slovenia – e in Italia, Trieste inclusa – sarebbero «spesso soggetti a respingimenti a catena, consegnati con procedure sommarie alla polizia croata e poi ricacciati ancora più indietro verso i campi della Bosnia, senza che le loro domande d’asilo siano mai state prese in esame». Ci sono conferme dirette di Ai, su respingimenti a catena dall’Italia? «Sì, non in modo sistematico, ma ci sono stati. Amnesty ha intervistato diverse persone che sono state respinte, altri rapporti sono giunti da Ong locali e italiane e anche Raitre ha coperto» la questione, precisa Moratti a Il Piccolo.

Accuse circostanziate, quelle di Ai, che per quanto riguarda la Croazia sono state rigettate con forza. La polizia croata «controlla e difende efficacemente i propri confini, nel pieno rispetto delle leggi nazionali e internazionali», ha assicurato il ministro degli Interni croato, Davor Bozinović aggiungendo che molto spesso «i migranti rilasciano accuse false contro i poliziotti croati, nella speranza che queste possano in qualche modo essere loro d'aiuto nell'entrare in Croazia».

Ben diversa la presa di posizione di Bruxelles: «Siamo preoccupati per la denuncia di abusi e violenze», ha dichiarato una portavoce della Commissione europea, aggiungendo che l’Ue «prende queste accuse molto sul serio» e «seguirà da vicino la situazione». —


 

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